
L'uva
passa: dialoghi assurdi
di Poly
"Senti
Adelaide, andiamo di là?".
"No. Scherzi?".
"Lo sai che è da molto tempo che non lo faccio.
L’ultima volta t’avevo chiesto di fare quella cosa e non
hai voluto".
"L’ultima volta... Cosa m’interessa? Quanto tempo è
passato? Scusa, perché poi sei venuto proprio da me?".
"Vedi, con il fatto che sono impegnato con quel fottuto
copione non vedo nessuno, capisci?".
"Sì, però non è giusto".
"Già, è vero. Cosa non è giusto? Ah sì, sì, sono io che
sono un po’ malato".
"Malato in che senso? Sei un pervertito, un...".
"Volevo dire malato nel senso che non credo più neanche
a una parola di quello che dico".
"Se è per questo neanch'io a quelle che dici tu,
Alberto".
"Senti, facciamo così: tu ti spogli, io guardo e poi
vado di là. Ci stai?".
"Ehi, è vero che sei proprio malato... Ma quant’è che
vai avanti con quel fottutissimo copione?".
"Ehi, non chiamarlo fottutissimo copione... comunque
sono quattro anni... anzi, a pensarci bene è tutta la
vita".
"E non pensi di cambiare, di crescere?".
"Lo sai tu cosa vuol dire cambiare, che sei quella di
sempre!".
"Io sono cambiata, è tu che non hai occhi per vedere il
mio cambiamento".
"Non citare Platone, per piacere, non ne sei degna".
"Intanto non era Platone, ma ero io...".
"Senti, ne ho piene le palle di questi discorsi".
"Di quali?".
"Di questi. Questi discorsi buttati a lì a caso".
"Lì? Dove?".
"Lì. Lì! Lì! E poi lì!".
"E' il titolo del copione?".
"Però come sei bella...".
"Guarda che non attacca...".
"Che bei seni che hai...".
"Ma pensi che io sia come le sbarbine che frequenti,
che si fanno plagiare dall’intellettuale idiota...".
"Che belle gambe...".
"Metti via quelle mani!".
"Sei tutta calda... Ti senti bene?".
"Senti questo! Sei tutta calda. Parli come i
giornalini erotici di trent’anni fa. Non sono
insensibile e anche se mi eccito...".
"Ah-a!".
"Ah-a cosa? E anche se mi eccito io con te non
scopo. Hai capito: non ti scopo. Non è che uno viene
qua, fa due complimenti e io ti accolgo a gambe aperte.
E poi...".
"E poi?".
"E poi ho un uomo, uno che mi vuol bene. Ride... lui
ride. Guardatelo. Con il cazzo duro perché ho parlato di
eccitarmi e ha visto che ho i capezzoli duri. Devi
crescere, hai capito, devi crescere. Ma quanti anni hai?
Ancora con il copione, il teatro, le sbarbine, cristo
non sai neanche che cos’è lavorare!".
"Come scusa?".
"Lavorare, alzarsi la mattina, rientrare la sera,
stancarsi, realtà. Cristo, ho perso troppo tempo con
te".
"Sì, però si scopava da dio...".
"Sinceramente, io di mio ho scopato da dio con tutti
gli uomini che ho avuto. Perché io mi do tutta, quando
qualcuno mi piace...".
"Non proprio tutta perché...".
"Adesso mi faccio prendere anche da dietro se ci tieni
a saperlo e ci godo pure, mi piace da matti. E allora?".
"Allora niente... Togliti le mutandine, dai".
"Ma allora non hai capito...".
"Ti ricordi che ti piaceva tenerle quand’erano
bagnate?".
"Certo che mi ricordo".
"Dicevi, dicevi che...".
"Che mi dava un brivido in più!".
"Come ho fatto a lasciarti andare?".
"Più che altro sono io che me ne sono andata".
"Ah, è andata così?".
"Sì, esattamente così".
"D’accordo me ne vado".
"Sei ancora qua? Com’è che le gambe non ti si muovono
da sole? O è perché da quella posizione riesci a vedermi
le mutandine e, forse, se ti sforzi anche i
capezzoli...".
"Be'...".
"Sei malato, veramente".
"Ti prego, ti scongiuro, fammi vedere almeno il
reggiseno. Mi metto una mano sugli occhi, mi basta
l’idea che tu l’abbia fatto, sentire che magari lo
slacci, ma non guardo, ti giuro che non guardo".
"Sei patetico. Vai a casa, beviti un tè e guardati un
video porno".
"Sì, d’accordo, ma sei ingiusta".
"Ingiusta? Ma ti rendi conto di quello che stai
dicendo? Ingiusta io, questa è bella".
"Ingiusta volevo dire, non giusta...".
"Non giusta? Non giusta a me!".
"Volevo dire... Ti prego, ti scongiuro, fammi vedere
almeno le mutandine, un po’ di peluria".
"Ripeto: scherzi? E poi non ho peluria...".
"Ti ricordi quando ti mettevi in ginocchio e me lo
prendevi in bocca?".
"Certo che mi ricordo e lo faccio anche adesso con chi
mi va e con chi mi piace. Ora te ne puoi andare?".
"E ti metti anche ginocchioni? Ti ricordi che ti
piaceva che io ti accarezzassi mentre...".
"Mentre ti facevo un pompino? Certo che me lo ricordo,
mi piace farlo anche adesso con chi mi ama, hai capito?
Con chi mi ama, mi coccola, mi viene a prendere dopo il
lavoro, m’invita al cinema... Capito? Tutte queste cose,
cose normali che tu chiamavi oscenità. Sei proprio un
idiota!".
"Sì, è vero, sono proprio un idiota... Ti prego, ti
scongiuro, fammi vedere qualcosa, alzati solo un po’ la
gonna, giusto più giù delle mutandine. Guardo solamente,
giuro non tocco. Porti ancora le mutandine con tutti
quei pizzi? Ma...".
"Ma?".
"Hai detto che non hai peluria?".
"Ne ho e non ne ho...".
"Dio mio, spiegati, sii chiara, diocristo...".
"Ho giusto un po’ di peluria dove serve".
"Scusa, e dove non serve?".
"...".
"Ti prego, ti scongiuro, fammi vedere qualcosa, tirati
giù le mutandine solo un po’. Non posso tornarmene a
casa senza avere visto niente. Ti prego, t’imploro...
Dopo faccio quello che vuoi".
"Vattene, lasciami in pace".
"Me ne vado ma...".
"Via. Vattene".
"Sì, ma...".
"Via". |
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