Amore feticista

a cura di Matteo Mancini



     Marco Mariolini e Monica Calò

     Quando la donna diviene un oggetto con caratteristiche predefinite da custodire sottochiave.


  
     Lui: Marco Mariolini nasce in provincia di Brescia nel 1959. E' il primogenito di una coppia di sposi in cui è la donna a imprimere la propria autorità.
     Marco cresce in compagnia di Cinzia, la sorella due anni più piccola. Tra i due non si instaura un rapporto di complicità. Marco invidia la sorella, perché la madre la preferisce a lui in tutto.
     Sono le donne a farla da padrone in casa Mariolini. La madre, ossessionata dalle pulizie e dall'ordine, detta regole da rispettare per ogni cosa (c'è un orario preciso per giocare, un altro per guardare la tv e un altro ancora per andare a letto); guai a sgarrare, perché ci sono severe punizioni da espiare.
     Un giorno il piccolo Mariolini, in preda a una crisi tipica dei bambini, piange senza sosta; la madre opta per un rimprovero brutale: lo prende per una gamba e lo lascia penzolare capo all'ingiù dal terrazzo, minacciando di lasciarlo precipitare dal terzo piano. Il piccolo Mariolini si placa, perché cade vittima delle convulsioni.
     In un clima castrante fatto di proibizioni e di severe punizioni, Mariolini sviluppa una serie di fantasie distorte. Inizia a masturbarsi pensando a corpi anoressici, sia di maschi che di femmine, perché non è attratto tanto dal sesso, bensì dai corpi scheletrici da cui vorrebbe vedersi circondato.
     Ha il primo rapporto sessuale a diciannove anni, ma non ne esce soddisfatto. Lui non vuole una donna qualunque, gli interessano solo quelle magre e più lo sono più ne prova attrazione fisica.
     A ventuno anni si sposa. Non lo fa per amore, ma per scappare di casa e dall'influenza di una madre che lo soffoca.
     Dalla relazione nasce un figlio. Esternamente sembra tutto rosa e fiori, come milioni di famiglie italiane. Eppure c'è qualcosa che non va. Mariolini non vuole una famiglia, cerca solo gratificazioni personali perché solo queste lo fanno sentire realizzato.
     Durante la gravidanza della moglie sente l'impulso di frequentare altre donne, perché vedere quella pancia sempre più rotonda e vicina a lui gli crea repulsione. Fatica persino a dormire a fianco della moglie. Non può vedere quel pancione...
     La relazione va avanti ma si sfilaccia col trascorrere degli anni, divenendo più una copertura che un rapporto di reciproco rispetto.
     L'uomo non è in pace con se stesso. Inizia a bere birra e vino finendo spesso ubriaco. Accumula debiti su debiti e porta la moglie alle soglie dell'anoressia, finché la donna non decide di chiedere la separazione. Così, nel 1994, i due si lasciano.
     Rimasto solo, Mariolini inizia a tappezzare i giornali di annunci pubblicitari per attirare giovani anoressiche e stringere un'amicizia finalizzata a una relazione stabile. Gli rispondono più di una dozzina di ragazze, ma ogni volta gli incontri si troncano dopo due o tre uscite, finché non arriva l'appuntamento fatale. A contattarlo è una studentessa universitaria di venticinque anni di Domodossola, Monica Calò. Tra i due scoppia la scintilla giusta anche se si tratta dell'ardere di una stella destinata a eclissarsi nel segno della morte.

    Lei: Monica Calò è una brillante studentessa di Domodossola. Non è anoressica, ma è piuttosto magra. Come molte coetanee vive un momento di flessione psicologica: l'età che avanza, il mondo adulto di cui è sempre più parte integrante, lo sbocco ormai imminente nella nuova realtà del mondo del lavoro.
     Monica sogna il grande amore e qualcuno che possa farla sentire importante, con cui condividere gioie e dolori. I sogni della donna però prendono una strada sbagliata, quella che conduce dritto dritto nelle braccia di un uomo malato: Marco Mariolini.
     Dopo aver visto gli annunci sul giornale, Monica inizia a sentirsi telefonicamente con l'uomo. Mariolini non la illude, è subito preciso nel delineare i suoi gusti: "Io la donna la voglio anoressica", precisa subito. Monica pesa quaranta chili ma, seppur magra, non è denutrita. Le idee anticonformiste e bizzarre dell'uomo e il suo temperamento deciso e carismatico la incuriosiscono come potrebbero fare le note del flauto di un incantatore con un cobra.
     I due iniziano a incontrarsi saltuariamente alla stazione di Domodossola. Girano insieme per le strade e poi finiscono a letto nella casa di cui la giovane è titolare. Sono rapporti focosi, dominati dalla passione tipica dei primi rapporti sessuali.
     Monica sta bene economicamente. Ha un bel conto corrente e due case intestate. Per Mariolini costituisce una boccata d'ossigeno, una cassa da cui attingere contanti per estinguere debiti sempre crescenti. L'attività di antiquario dell'uomo infatti non va molto bene, è Monica a salvarlo dal lastrico. La giovane gli firma una fideiussione di oltre settanta milioni di lire e finisce col vendere i suoi appartamenti per concedergli il denaro necessario.
     L'infatuazione della donna è talmente forte da metterla contro tutti, dalla famiglia agli amici.
     Mariolini forza la mano e inizia a insistere per convincerla a creare una vita con lui. La vuole portare in provincia di Brescia, sradicarla dall'ambiente universitario, perché fare su e giù col treno ha un costo. La ragazza cede solo quando Mariolini, dopo averla presa a schiaffi, minaccia di lasciarla. Così la giovane abbandona gli affetti e la vita da studentessa, tronca i rapporti con i genitori e segue il suo uomo a Brescia.

     Nel novembre del 1995 ha inizio la convivenza tra i due innamorati. I primi tre mesi sono felici, poi Mariolini inizia a mettere in pratica il suo proposito di controllo totale sulla vita della compagna. Il suo è un atteggiamento caratterizzato da un sadismo latente che ha la funzione di esorcizzare il carico di frustrazioni che l'uomo si porta dietro dall'infanzia, quando la madre lo puniva e la sorella lo beffava attirando tutte le attenzioni su di sé. Adesso però è lui a dettare legge, è lui a dire cosa si debba o non si possa fare.
     Per prima cosa, impone alla compagna di calare il peso da quaranta a trentatre chili, prescrivendole una ferrea dieta. La dieta diviene a poco a poco un supplizio, con Mariolini che riduce sempre più gli alimenti costringendo la donna a pesarsi anche tre volte al giorno. L'uomo ha messo ai piedi del letto una bilancia che conteggia con precisione gli etti. Guai sgarrare o sono botte. Mariolini arriva a colpire a suon di cazzotti lo stomaco di Monica, sia per punirla ma anche per farle vomitare il cibo ingurgitato senza autorizzazione.
     Sulle prime, Monica è condiscendente; pur di non perdere il suo uomo è disposta a subire di tutto, poi però inizia a smarrire l'allegria e la spensieratezza che la caratterizzavano. A Mariolini però non interessano le sensazioni della compagna, per lui non ha nessuna importanza sapere che la propria donna sia felice o meno. A lui interessa solo una cosa: vedere quel corpo sempre più magro.
     Così il corpo di Monica diventa sempre più scheletrico e questo rende gli amplessi più soddisfacenti per Mariolini, che può contare persino le costole e sentire gli ossi ben plasmati sotto i suoi palmi. A poco a poco Monica perde il ciclo. Mariolini prende la novità con grande soddisfazione, perché adesso può congiungersi alla compagna senza temere di metterla incinta. Per lui è il massimo del benessere, la concretizzazione dei suoi desideri sessuali più bramati.
     Col passare dei mesi, Monica diventa sempre più apatica. Anche a letto è passiva, completamente schiava delle ossessioni e della perversione dell'uomo che la prende quando e come vuole lui, senza chiederle nulla. E' una specie di cadavere animato, completamente in balia del suo carceriere.
     La situazione precipita anche nei rapporti interpersonali perché Mariolini, come seconda parte del suo piano, costringe la donna a rompere definitivamente con genitori e amici, invitandola a tenere un comportamento pubblico che non lasci trapelare insoddisfazioni.
     "Ricordati bene: per liberarti di me dovrai uccidermi, perché se tu ti limitassi a scappare io ti ritroverei e ti ucciderei insieme a tutti i tuoi cari", la ammonisce per tenerla buona. E Monica ci crede, perché è sottomessa alle direttive dell'uomo.
     Va avanti a suon di brodini, tazze di tè e qualche extra che cerca di strappare cogliendo al volo le distrazioni del fidanzato, come quando fruga nella spazzatura per rubare gli scarti del cibo di casa.
     Il peggio però avviene nei weekend. Mariolini ha l'abitudine di trascorrere i sabati sera al ristorante. Ordina per sé pasta e prelibatezze varie, degustando i piatti davanti alla compagna costretta a scegliere tra un brodino o un tè.
     Il 3 giugno del 1996, però, succede qualcosa di imprevisto. E' una sera calda. Come al solito, Mariolini porta la compagna al ristorante. Monica sa cosa deve prendere, per lei ci può essere solo un tè caldo, altrimenti una settimana di digiuno totale sarebbe l'unica prospettiva che potrebbe attenderla. Mariolini controlla tutto, alla stregua di un secondino con un detenuto. Un bisogno fisiologico, però, lo induce ad andare in bagno. E' un'assenza breve, fulminea. Ma durante quei cinque minuti Monica ne approfitta per ordinare qualcosa che non dovrebbe. Quando il cameriere ritorna con le pietanze ordinate dalla coppia, Mariolini resta basito. Sotto gli occhi della sua donna c'è un piatto di gnocchi fumanti. Monica si tuffa letteralmente sull'appetitosa pietanza, mentre Mariolini incredulo la osserva.
     "Cosa fai... ma sei impazzita? Non potrai più mangiare per una settimana! Te ne rendi conto?", le dice sottovoce.
     Ma Monica non lo sta a sentire e insiste nel mangiare gli gnocchi. Ne ingoia tre, quattro seguiti da altrettanti. Li butta giù talmente forte da strozzarsi. Mariolini perde la pazienza. Si sporge in avanti e cerca di sottrarle il piatto, ma la giovane è più veloce.
     "Dammi il piatto, cazzo... Ti ho detto di darmelo!", urla ad alta voce.
     La ragazza, senza dire niente, si alza e si incunea tra tavoli e clienti. Corre veloce, continuando a ingurgitare gli gnocchi al pomodoro. E' una scena che potrebbe sembrare comica e invece è di una tristezza unica. Monica si rifugia nelle cucine, inseguita da Mariolini che lancia bestemmie e dribbla clienti. Per lui è un grave affronto, un qualcosa che non si può tollerare, perché è lui a dettare legge un po' come faceva sua madre quando era bambino. La raggiunge quando ormai Monica ha mangiato metà pietanza e le sottrae il piatto.
     "Sei una stronza", le urla a denti stretti. "Vieni subito al tuo posto!", conclude sferrandole uno schiaffo davanti a tutti.
     I clienti e i cuochi assistono alla scena, ma non muovono un dito. Monica non si lamenta, è passiva alla presa dell'uomo che le cinge il polso con violenza e la trascina al tavolo. I padroni del locale allora decidono di intervenire, ma non a beneficio della donna. A loro non interessano i fatti personali, sono solo interessati alla quiete dei clienti paganti. Prendono i due e li sbattano fuori dal ristorante.
     "Andate a litigare da un'altra parte, invece di rompere i maroni alla gente civile! Via... Via!", dicono.
     Mariolini non se la prende. Non gli interessano le brutte figure, a lui interessa solo il dominio sulla sua donna, così ritornati a casa mette in pratica una punizione esemplare.
     "Adesso te ne starai nuda sul tappeto fino a domani mattina. Al freddo! Così imparerai a darmi retta, perché io ti voglio secca e tu devi sottostare a quello che dico".
     Mariolini è forse fin troppo narcisista, è convinto di avere in pugno Monica e di poterla domare, ma si sbaglia. Fa l'errore di addormentarsi con troppa leggerezza. Lascia la sua donna rannicchiata sotto il letto, a meditare una reazione dettata dalla disperazione. La poveretta sgattaiola in cucina, prende un martello e colpisce forte sulla testa Mariolini mandandolo all'ospedale. E' la fine della prima parte della storia, un epilogo drammatico anche se il peggio deve ancora arrivare...

     Le forze dell'ordine aprono un'inchiesta e, paradossalmente, Monica passa da vittima a carnefice. Viene messa sotto indagine e condannata a un anno di arresti domiciliari che sconta a Domodossola, a casa della nonna.
     Mariolini intanto si rimette in salute, ma l'assenza dalla sua Monica lo getta nello sconforto. Cade in depressione. Per uscire dal brutto momento psichico si fa ricoverare in una clinica psichiatrica.
     "Dovete aiutarmi, perché se non torna con me, uno di questi giorni l'ammazzo!", rivela allo psichiatra che lo ha in cura.
     Il medico decide di somministrargli fiumi di psicofarmaci e lo invita a riflettere. L'ossessione però non si spegne, anzi cresce di giorno in giorno. Per placarla, Mariolini inizia a scrivere un libro che si intitola Il cacciatore di anoressiche. E' un'opera che ha molto di autobiografico e che l'autore spedisce alla ex con la dedica A Monica, con odio e con amore.
     Ancora una volta però il desiderio di prevaricazione e di sottomissione è più forte di qualsiasi cura. Non viene esorcizzato né dai farmaci né dalla penna. Mariolini comincia a tempestare Monica di lettere e telefonate. La ragazza arriverà a registrare ben ventisette nastri di comunicazioni che oscillano tra il sentimento di un uomo che non accetta l'abbandono e la follia omicida di uno stalker che non fa che minacciare e lanciare proclami di morte.
     "O torni con me o vengo a Domodossola e faccio una strage!", le rivela più volte.
     La situazione si fa asfissiante per Monica, che ha l'unica colpa di essersi innamorata dell'uomo sbagliato. Tenta più volte il suicidio, ma non riesce a completare il proposito autodistruttivo. I genitori, fino allora in disparte, decidono di intervenire presentando una denuncia ai Carabinieri di Verbania per molestie. Chiedono a più riprese delle misure di sicurezza a carico di Mariolini, ma non le ottengono. Poco dopo anche Monica presenta una richiesta all'autorità giudiziaria: pretende delle misure interdittive a carico di Mariolini per impedirgli di recarsi a Domodossola. Ogni iniziativa però cade nel vuoto. Monica allora decide di accettare uno dei tanti inviti di chiarimento che Mariolini le richiede e lo fa solo quando l'uomo minaccia il suicidio per il disinteresse della donna nei suoi confronti.

     I due si incontrano il 14 luglio del 1998 in una spiaggetta alla foce del fiume San Giovanni, sul Lago Maggiore.
     Monica arriva in autobus. Mariolini l'attende e vorrebbe farla salire in macchina ma lei rifiuta. Vuole parlare con il suo ex compagno solo in presenza di più persone, perché teme un rapimento. L'istinto della giovane non è affatto infondato, perché Mariolini è giunto a Intra con la macchina carica di catene e lucchetti. Sta meditando un piano delirante: rapire Monica e tenerla segregata in casa con un collare al collo e una catena affibbiata al termosifone di casa.
     "Ti avverto che se cerchi di scappare o di urlare ti ammazzo, e guarda che sono armato", le svela.
     Monica però sembra tranquilla, condiscendente. Mariolini giunge al punto di credere di averla sotto controllo e ancora una volta, proprio in un momento di rilassamento sotto il sole del lago, compie una distrazione che porta Monica a sorprenderlo come quella volta al ristorante. La donna inizia a urlare a squarciagola e a chiedere aiuto.
     "E' un pazzo... aiutatemi, aiutatemi!", grida alzandosi e correndo via.
     Ma Mariolini è più rapido. Sfila il coltello che teneva avvolto nell'asciugamano e scarica la sua frustrazione con venti coltellate. Non contento, si tuffa nel lago cercando il conforto di una morte per annegamento.
     "Voglio morire... voglio morire", balbetta dalle acque del lago.

     Tratto in arresto dalle forze dell'ordine, Mariolini viene in seguito condannato a trenta anni di carcere.
     Dietro le sbarre, l'uomo si calma. Afferma in varie interviste di sentirsi a suo agio, reputando gli anni della privazione della libertà personale tra i più sereni della sua vita.
     "Qui sono libero dalla mia ossessione, perché se dovessi uscire ne ritornerei schiavo".
     Adotta un look eccentrico: si rade la barba e i capelli sul lato destro della faccia, mentre lascia incolta la capigliatura e la barba dall'altra parte. E' una tattica già adottata - senza successo - in America negli anni '70 da John Linley Fraizer per convincere i giudici di essere insano di mente. Proprio come il killer americano, infatti, Mariolini si proclama materialmente colpevole, ma moralmente innocente perché costretto a uccidere Monica a causa del comportamento della stessa che lo ha costretto ad agire nell'unica alternativa concessa.
     Agli inquirenti afferma: "Se fosse per me, mi assolverei dall'accusa di omicidio e disporrei una custodia in carcere in attesa di non essere più pericoloso".
     Il caso cattura l'attenzione dei media e del regista Matteo Garrone che, nel 2004, porta in scena la tragica storia con il film Primo amore. Lentamente, strano a dirsi, arriva l'interesse anche dei primi criminologi. Vincenzo Mastronardi e Ruben De Luca, nel 2005 con il manuale I serial killer, ediz. Newton & Compton Editore, giungono a classificare Mariolini come "un serial killer potenziale" basandosi sulle interviste e sugli stralci del libro dallo stesso pubblicato in cui rivela di aver fantasticato più volte di assassinare donne anoressiche.
     Tuttavia, a mio avviso, l'atteggiamento di Mariolini di esternare propositi omicidi estesi a categorie indeterminate di persone è più frutto del desiderio di calamitare l'attenzione piuttosto che di rivelare fantasie omicida che pretendevano una concretizzazione nel mondo reale. L'uomo, nel libro pubblicato un anno prima dell'assassinio della Calò, scrive: "Ho tanta paura di perdere la testa prima o poi e di poter diventare un mostro, un assassino assetato di sangue o anche solo un violentatore di povere anoressiche come già in passato ho rischiato di fare trattenendomi per un solo pelo".
     Ad avviso dello scrivente, però, più che con un potenziale serial killer siamo alle prese con un soggetto affetto da un disturbo della personalità narcisistico e da uno spiccato senso di esibizionismo. Del resto il movente dell'omicidio perpetrato non ricade in un movente a sfondo sessuale, ma in un crimine disorganizzato determinato dal rifiuto e dalla ribellione della vittima ai propositi di prigionia e sottomissione. Lo stesso atto di infierire sul cadavere con venti coltellate è sintomo di una rabbia esplosa in modo incontrollato. Mariolini, infatti, è ossessionato da una volontà di potere e di controllo da esplicare su una vittima prestabilita. Non accetta rifiuti, non contempla le ragioni altrui. La sua sete di dominio non è generalizzata, ma orientata alla sua ex compagna in una logica distorta di amore. Probabilmente il tutto nasce dai traumi dell'infanzia, dal desiderio di ribellione a una madre autoritaria e dall'intenzione di dimostrare a se stesso di essere un uomo forte, di polso, capace di imporre la propria volontà alla donna della sua vita. Lui non è quel perdente che la coscienza continua a dirgli, quando lo spinge a bere e a isolarsi in un modo di fantasie perverse. No, lui è un uomo che sa farsi rispettare. Non è dunque un caso che non abbia accettato l'abbandono e abbia concentrato ogni delirio sulla donna che lo aveva quasi ucciso. Così come non è attribuibile a un mero evento fortunoso la circostanza che non abbia aggredito altre donne.
     E' proprio su queste constatazioni che ruota il succo dell'intera vicenda. Mariolini è sì uno psicopatico che non prova sentimenti e sensi di colpa, così come è vero che ogni sua azione sia orientata a gratificare i suoi desideri e le sue perversioni nel totale disinteresse delle emozioni altrui; ma non è un serial killer neppure potenziale, perché per lui è fondamentale instaurare un rapporto durevole con la vittima e non una semplice e rapida aggressione sessuale. E' l'ossessione di dominio e umiliazione ad animarlo. La compagna per la vita altro non è che un mero oggetto da custodire sottochiave e tirar fuori quando più se ne sente il bisogno. Un oggetto da plasmare a proprio piacimento che non deve ribellarsi, ma sottostare a ogni capriccio.
     Interrogato dai giornalisti circa il suo look bizzarro, l'uomo ha rivelato: "Non voglio dimostrare nulla se non essere un'icona di come siamo tutti quanti, cioè le due facce di una stessa medaglia che sono presenti in ognuno di noi. Il mostro, che si realizzi o meno, è dentro ogni persona. Questa è la realtà, senza maschera, di ogni uomo".






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