
Crostacei
Afrodite, dea dell'amore e della bellezza, è nata
dalla spuma del mare e, essendo derivato da lei il
termine "afrodisiaco" per indicare ogni sostanza capace
di esaltare lo stimolo o il potere sessuale, è
inevitabile che ciò che come lei fuoriesce dal mare sia
considerato un cibo che conduce all'amore.
Tra i cibi pescati in mare, naturalmente i
crostacei sono da sempre presenti, sin dall'antichità,
sulle tavole dei banchetti.
Aragoste, scampi, gamberi e granchi
rappresentano l'emblema della rinascita e della
resurrezione, ma sono anche considerati da alcuni
simbolo d'instabilità.
Presso i Romani i crostacei erano cibo
prezioso, e tale rimase nella cucina medievale e
rinascimentale.
Vietati da norme alimentari ebraiche - che
indicano nel pesce con squame l'unico cibo ittico
consumabile - i crostacei non subirono particolari
restrizioni presso i cristiani.
Negli scritti esegetici medievali sia
all'aragosta che al granchio veniva attribuito il
significato di simbolo di Resurrezione, derivato
presumibilmente dall'elaborazione di una notizia di
Plinio, secondo la quale i due crostacei rinnovavano in
primavera il loro involucro spogliandosi del vecchio.
Sempre nel Medioevo, l'aragosta che saliva
alla superficie marina per inabissarsi subito dopo,
rappresentava anche il pagano o l'eretico o l'adulatore
che disinvoltamente cambiava il proprio pensare.
Nel linguaggio simbolico dei comportamenti,
sia il granchio che il gambero identificano instabilità
e incostanza per la loro caratteristica deambulazione
fatta di avanzate e arretramenti apparentemente
immotivati; secondo la stessa interpretazione essi
incarnano il peccato e addirittura il demonio, che si
ritiene cammini all'indietro.
Seppur non risultino infine evidenti basi
scientifiche sulle capacità afrodisiache dei crostacei,
senza dubbio essendo enormemente gustosi, leggeri e,
spesso, da mangiare con l'uso delle mani, sono
certamente tra i cibi più utilizzati per cene intime e
afrodisiache.
Non dimenticate mai che l'aragosta va messa
viva nell'acqua bollente... è la morte sua!
|
|
|

|
|