Dita Von Teese gioca a dadi con la banalità

a cura di Marta Abbà



     "Quanto spreco!".
     E' la prima cosa che mi viene in mente nel finale - noto il prezzo della Perrier in patria - e a peggiorare la scena c'è da dire che lei, la nota spogliarellista e modella Dita Von Teese, sembra addirittura impermeabile.
     Poca giustizia le fa la musica e le inquadrature che io avrei maggiormente limitato a zoom, come quello sui due dadi, che fa vibrare ed eccitare più delle movenze volontariamente sexy della lanciatrice. Lanciatrice abile con i dadi, movimenti meno efficaci quelli sul proprio corpo che sembra spolverato invece che accarezzato e goduto. Anche lo sguardo, in alcuni momenti, appare quasi turbato, viene spontaneo chiedere "Ehi, tutto bene? Se non ti va non farlo".
     E penso: tutt'altro effetto avrebbe avuto la provocazione se accompagnata da un'aria divertita, no? Cosa più attraente di un "io con il mio bel corpo ci gioco a dadi e mi ci diverto pure"?.
     Questa osservazione nata prima di pensare mi trasporta in un'altra dimensione, quella dove si gioca la partita tra corpo e corporeità, tra essere e sentirsi bella, portarsi in giro o abitarsi. Molto ci sarebbe da dire, oppure tacere e immaginare quale grande differenza di guadagno ci sarebbe se la modella sorridesse con uno sguardo un po' meno truce. Troppo seriosa fino all'ultimo, infatti, la bella Dita perde plasticità e fascino, le curve sembrano prive di sinuosità, gestite da un telecomando radio simile a quello di automobiline a pile e la doccia finale di frizzante ha solo le preziosissime bollicine della Perrier.
     Malignamente pensando confesso che secondo me gli autori, data la professione svolta dalla protagonista, han pensato di essere a cavallo, poco curandosi quindi dei contenuti e della regia; ma il risultato, a meno di ormoni in bufera, non è granché, il messaggio promozionale non funziona, non è né erotico né quanto meno provocatorio, resta incastrato nel limbo dei "c'hanno provato".






1 Commento:
AW8     05/09/2010
Dita Von Teese sarà pure bella ma rimane comunque una personalità ampiamente sopravvalutata. Mi è sempre sembrata la cosiddetta "figa di legno"... un bel personaggio costruito che vorrebbe evocare determinate ma che rimane irrevocabilmente legata a una dimensione specifica e banale. Un esempio su tutti è il suo matrimonio con Marilyn Manson... o meglio le immagini della loro vita mondana... non uno ma in quasi tutte c'è qualcosa che stride, che stona. L'avete mai notato? E non è propriamente Marilyn Manson ma l'atteggiamento dei due. Lei concettualmente perfetta nel suo ruolo ma con quel sorriso così finto che considerarlo genuino significherebbe che stiamo mentendo a noi stessi. E l'atteggiamento e il vestirsi di lui che sembra un pagliaccio triste, sì. Perché non era quello né è mai stato quello il suo ruolo. Poco importa che fai parte dello show biz e allora ti attacchi. Detto questo. La Perrier ha toppato, ma proprio di brutto: tipo di spot, tipo di personaggio... tipo di messaggio. Manco "ch'hanno provato", hanno proprio toppato. E dici bene: "la partita tra corpo e corporeità, tra essere e sentirsi bella, portarsi in giro o abitarsi". Io penso che Dita abbia smesso da anni di giocarla e di vincerla. La preferivo quando, non ancora famosa, campeggiava sulle pagine di Skin Two... Insomma quando, per diventare famosa, si dava da fare. Se pensi poi che è stata pure a Sanremo è tutto dire... Rimane il fatto che per dignità personale io mai andrei a fare la pagliaccia in uno show del genere. Perché è quello che ha fatto





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