
Eliselle
a cura di Valeria
novembre 2009
E' l'autrice di "Laureande sull'orlo di una crisi
di nervi", di "Nel paese delle ragazze suicide" e
dell'ultimo romanzo uscito in edizione riveduta,
corretta e ampliata "Ecstasy Love". E' presente in
numerose antologie e collabora con siti web, nonché
coordina un portale tutto suo, Delirio.net. Insomma,
Eliselle è una ragazza dalle mille e più risorse.
Frequenti internet dal 1999 ma so
che scrivi praticamente da quando eri bambina. Si può
dire che il web ha dato una svolta ai tuoi innumerevoli
lavori e collaborazioni, ma come hai vissuto la
scrittura quando eri bambina?
Da piccola ero una poetessa malinconica e una
fantasiosa scrittrice di raccontini e favolette. La
scrittura era un divertimento per me, ma amavo molto
anche disegnare e spesso aggiungevo decorazioni e tavole
a matita e a pastelli accanto alle parole per dare alla
pagina un tocco artistico in più. Era un modo per
imparare, per capire, era un andare a tentativi
nell'interpretare il mondo come fanno i bambini. Poi c'è
stata un'evoluzione durante l'adolescenza: la scrittura
non era più un passatempo né un divertente esperimento,
ma una vera e propria terapia, una catarsi per
purificarmi da paranoie, ansie e guai tipicamente
adolescenziali. Una fase che credo passino in tanti. La
scrittura ha sempre significato tantissimo per me, ho
sempre preferito esprimermi con la parola scritta. Amo
ascoltare le voci degli altri e non la mia, amo sentire
gli altri raccontare. Io sono un tipo abbastanza
silenzioso.
Lettrice curiosa e una delle poche
scrittrici che, a mio avviso, non si è fossilizzata in
un unico genere. Molti forse ti accosteranno soprattutto
a quello erotico, ma la tua vera passione è la storia.
Da cosa nasce questo interesse e come è iniziata la
collaborazione con LiberaEva e le
Interviste Impossibili?
La storia fin da bambina mi ha sempre colpito
per la sua grandezza e la sua ferocia, per la sua
capacità di insegnare all'uomo. Adoravo le civiltà
antiche, sapevo tutto sugli Egizi, sulla Grecia e su
Roma, poi ho scoperto l'epica medievale e con essa il
Medioevo. In generale è sempre stata una materia
importantissima per me, riusciva e riesce a scatenare la
mia curiosità e la mia immaginazione, ma se devo
spiegare come nasce questo interesse, non saprei. Credo
che sia semplicemente un'attitudine che in qualche modo
ha trovato terreno fertile, anche grazie a chi ha
assecondato le mie passioni: mio padre mi ha trasmesso
molto, quando mi portava in giro per castelli. E' stato
grazie a lui che ho incontrato per la prima volta
Matilde di Canossa ed è stato amore a prima vista. La
collaborazione riguardo le Interviste Impossibili
è iniziata per caso, LiberaEva mi ha proposto
il progetto e ho accettato subito: quando si parla di
donne nella Storia, per me è difficile resistere. Sono
stata costretta a sospendere per qualche tempo, ma spero
di tornare presto a intervistare figure femminili del
passato famose e intriganti. Non appena gli impegni me
lo permetteranno.
Delirio.net è un portale che, in pochi
anni, ha modificato in modo sostanziale contenuti e
consistenza, passando da un delirio del mondo a un vero
e proprio punto di riferimento per avere informazioni su
cinema, libri, musica e quant'altro. Come è nato questo
progetto e come siete arrivati al portale che vediamo
oggi?
E' stato un percorso lungo ma assolutamente
naturale. Il nome c'era già, è nato prima ancora che un
vero e proprio portale venisse concepito, e subito mi
sono adattata a questo nome. Poi ho proposto altri
argomenti. Con calma, senza fretta, sperimentando,
cercando sempre idee nuove e provando a metterle in
atto, osservando la risposta del pubblico. Piano piano
il portale si è evoluto ed è tutt'ora in evoluzione, per
sua (e mia) natura non può fossilizzarsi. Molto spesso,
la vita è un delirio, e questa parola è applicabile in
diversi campi e con accezioni diversissime tra loro: col
tempo abbiamo semplicemente ampliato il raggio di questa
definizione. Delirio.net è un ricettacolo di notizie
strane alternate a news e interviste inedite, un mix di
argomenti frivoli e di argomenti seri, e la cosa
divertente è che si parla di tutto: io in primis mi
diverto a seguirlo ed è stimolante andare a caccia di
personaggi e situazioni, è un'esperienza che arricchisce
personalmente e professionalmente. Lo trovo
indispensabile per una curiosa come me.
Hai partecipato a numerose antologie.
Ce n'è una alla quale, per qualche motivo, sei
particolarmente affezionata?
La prima sicuramente, Tua con tutto il
corpo, uscita nel 2005 per la Lietocolle, perché è
la prima per cui sono stata scelta: mi sono sentita
onorata di far parte del disegno della curatrice
Francesca Mazzucato, che mirava a raccogliere le voci
dal web che raccontassero l'eros. Ma sicuramente anche
Storie d'acqua dolce, uscita lo scorso anno per
le edizioni Eumeswil, per il racconto che ho scritto: è
ambientato nel primo Dopoguerra ed è dedicato a mio
padre. Leggerlo lo ha commosso e per me è stato il primo
momento in cui ho realizzato che forse sì, scrivere
poteva davvero essere la mia strada.
In Italia escono tantissimi nuovi
romanzi, più o meno buoni, ogni mese. Che consiglio
daresti a tutti quegli autori emergenti che si
affacciano nel mondo della scrittura e che dovranno
avere a che fare con editori, promozioni varie e
percentuali?
Il consiglio principale è di avere tanta
pazienza e lavorare duro, cercando di tutelarsi e di non
scendere a patti con editori a pagamento o senza
scrupoli che non pensano all'autore ma solo al profitto.
Certo, a volte scoccia vedere che c'è chi utilizza
scorciatoie mentre tu, che magari sei più sfortunato e
non hai amicizie in punti strategici e tra gente che
conta, fai una gavetta a volte di anni. Ma arrivare a
una pubblicazione con la certezza e la consapevolezza di
esserci arrivato perché la tua scrittura valeva qualcosa
e senza raccomandazioni né furberie d'altro tipo,
arrivare ai lettori che ti scrivono per dirti bello il
tuo romanzo con la sicurezza di averlo scritto tu di
sana pianta, senza essertelo fatto accomodare da
chicchessia, ti ripaga di tutta la fatica che hai speso
fin lì.
Hai scritto il tuo ultimo romanzo
Nel paese delle ragazze suicide insieme a un'altra
brava autrice, Angela Buccella. Come si è svolta
tecnicamente la stesura e quali sono i pro e i contro di
un testo scritto a quattro mani?
La stesura si è svolta via e-mail, un vero e
proprio botta e risposta di racconti, ognuna ha tenuto a
battesimo quattro personaggi. Poi ho fatto un editing
finale per cercare di uniformare il tutto e soprattutto
tagliare le mie parti: io avevo scritto il doppio e non
ci entrava tutto, nei Lemming! Mi sono divertita a
creare personaggi estremi e borderline, una cubista, un
dj, una ragazza bulimica e una cameriera misantropa, e a
sperimentare un tipo di scrittura che non avevo ancora
utilizzato, molto cannibale, molto pulp. I pro di un
romanzo scritto a più mani sono bene o male la velocità
di stesura: se ti dividi il lavoro con una certa
razionalità e mantieni il ritmo, i risultati arrivano
prima. I contro possono essere diversità di vedute e di
opinioni che nascono col tempo, ma in generale, a mio
avviso, le collaborazioni con altri autori sono motivo
di crescita e confronto. Bisogna vedere il lato
positivo.
So che hai in mente di scrivere un
romanzo storico del quale hai già delineato da qualche
tempo le linee guida. Vuoi regalarci qualche buona
notizia in anteprima?
Eh magari potessi! Ce l'ho nella testa, almeno
in parte, ed è da un paio d'anni che mi sto documentando
in proposito. Ma al momento non mi sento pronta per
affrontare una mole di lavoro del genere: preferisco
rilassarmi con un altro progetto, molto più easy e
divertente, perché ora sono in promozione con due
romanzi, Ecstasy Love e Francigena
Novellaria a.D. 1107: sono entrambi due romanzi che
si prestano a diverse declinazioni, quindi con un
corollario di conferenze e serate più artistiche con
musica e recitazione, non reggerei allo stress mentale!
Spazi dal romanzo erotico a quello
fantasy, dai racconti brevi al giornalismo online.
Inoltre, so che ti piace dipingere. Per questo non posso
non farti la domanda di rito: se dovessi dipingere
l'erotismo, quale colore useresti?
Più che dipingere, è esatto dire che pasticcio
con gli acquerelli. Mi piacerebbe diventare brava a
padroneggiare con questa tecnica. Per dipingere
l'erotismo userei due colori, il rosa e il nero. Amo i
contrasti. Io stessa ho un'anima doppia, e questa mia
caratteristica mi spinge a scegliere un colore tenue,
mite, pastello, abbinandolo a uno scuro, notturno,
affascinante. Dolcezza e passionalità insieme. |
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