
Ermione
a cura di Valeria
ottobre 2009
Conosciuta prima come autrice attraverso il
concorso "Un bacio al cioccolato", spiata attraverso una
serata al Maurizio Costanzo Show, poi modella ufficiale
per le copertine delle antologie di racconti uscite per
My Secret Diary. Ermione, modella alternativa, freelance
e professionista, ha lavorato con alcuni tra i migliori
fotografi europei, presente in diversi calendari e
riviste, nonché autrice del romanzo "Soffocami o
abbracciami".
Ermione è ovviamente un nome di
fantasia. Perché l'hai scelto?
Ermione è il nome d'arte con cui mi propongo e
con cui sono conosciuta da tre anni. Il primo a
chiamarmi così è stato l'uomo per cui ho sofferto di più
al mondo (e per cui non valeva assolutamente la pena di
stare così male). Iniziò a pensare a me con questo nome,
in segreto, sin dal nostro primo incontro avvenuto sei
anni or sono. Pensava a me come se fossi la ninfa della
Pioggia del pineto di Gabriele D'Annunzio. In
questo nome... il mio destino: per fuggire dal dolore
che il suo abbandono mi provocò mi sono trasferita da
Milano a Pescara, città in cui il Vate è nato. Ermione è
la sola cosa di lui che voglio ricordare.
Com'eri da bambina?
Ero una bambina ossessivamente innamorata del
suo papà, uomo sfuggente, bellissimo e traditore. Uomo
che amavo piano e di nascosto senza che lui potesse
accorgersene. L'avrei seguito ovunque ma purtroppo
correva molto più veloce di me. Ero una bambina sola,
che cercava nel cibo sfogo e compagnia. Ero una bambina
grassa.
E adesso come sei? Qual è la tua più
grande paura e qual è, invece, la cosa che ti fa stare
meglio?
Ora sono in normo peso, ma non mi sento meno
sola e nemmeno abbastanza svelta da raggiungere mio
padre, che continuo ad adorare in silenzio. Temo le
malattie incurabili, quelle che ti divorano piano piano.
Temo di disintegrarmi. Non credo di aver trovato nulla
in grado di farmi star bene... cioccolato a parte.
L'omosessualità e la bisessualità sono
considerate ancora oggi, soprattutto in Italia, come
modi "sbagliati" di vivere. Tu cosa ne pensi?
Adoro le donne, amo la femminilità in tutte le
sue manifestazioni e la cerco anche negli uomini. Ho
personalmente vissuto storie di omosessualità, mai però
fino a perdere lucidità. In altre parole, mai ho creduto
di amare una donna.
Nelle tue parole c'è sempre una nota,
a volte più e a volte meno sottile, di malinconia e
tristezza. C'è stata una storia in particolare che ti ha
resa così? Ce ne parli?
Non credo sia stata una storia in particolare
a rendermi malinconica. Se guardo le fotografie di
quando ero piccola già avevo lo sguardo triste. Forse
mio padre mi ha resa triste. Poi c'è stata la storia con
Fabio, durata tantissimo. Lui mi ha abbandonata
lasciandomi nello sconforto più totale. Per un'altra,
ovvio.
Hai qualche rimpianto? Ti sei pentita
di aver fatto qualcosa in passato o di non averla fatta?
Rimpiango di aver permesso al migliore dei
manipolatori affettivi esistenti di avermi fatto
sfiorare il suicidio. Avevo riconosciuto le sue
intenzioni di Dominio psicologico, ma non ho avuto la
forza di staccarmene.
Cosa rappresenta per te la scrittura?
E il mestiere di modella?
Sia la scrittura che il posare come
fotomodella alternativa sono per me autentiche forme di
auto-terapia. Due modi di incanalare nel giusto modo le
energie e per sentirmi gratificata. La fotografia appaga
immediatamente il narcisismo, la scrittura ovviamente
richiede più tempo.
Che progetti hai nel campo della
fotografia? C'è qualcosa che vorresti fare e che non hai
ancora fatto?
Penso punterò più sulla scrittura che sulla
fotografia, di posare sono un po' stanca. Ho bisogno di
una pausa, ma le mie pause durano poco. Vorrei comunque
posare nuovamente per il calendario di Cofani
Funebri, grazie al quale sono stata invitata a
diversi programmi televisivi.
Come ti è venuta l'idea del libro e
cosa vorresti trasmettere?
Il romanzo è stato scritto in un periodo di
sofferenza acutissima, devastante. Io lo definisco
psico-erotico. L'erotismo è a tinte forti, ma anche la
sofferenza è tangibile.
Soffocami o abbracciami:
spiegaci perché questo titolo...
Soffocami o abbracciami, un titolo
che è un ossimoro. I due gesti, però, si assomigliano
nella gestualità. Il mio romanzo, oltre che di eros,
tratta le forme di dipendenza psicologica. Esistono
individui che per appagare il proprio narcisismo non
trovano pace fino a che non riescono a condizionare il
proprio partner. Lo fanno in modo lucido e terrificante.
Al termine di tale processo di disumanizzazione, se il
manipolatore affettivo è stato abbastanza abile, per la
sua vittima essere soffocata o abbracciata sarà più o
meno la stessa cosa.
Il libro si può considerare anche solo
in parte autobiografico?
Sì, è mio il messaggio che voglio lanciare,
autobiografico solo in questo: diffidate da chi tenta di
manipolarvi. Una delle tecniche più diffuse è alternare
gratificazione e frustrazione. Scappate.
Hai qualcosa nel cassetto che pensi di
pubblicare in futuro? Qualche nuova idea per un nuovo
romanzo?
Ho un secondo romanzo pronto. Più audace di
Soffocami o abbracciami dal provvisorio titolo
Fino in fondo.
Se provassi a dipingere su una tela
l'erotismo, quali colori useresti?
Userei il blu. Io sono blu. Mi sento e mi vedo
BLU. |
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