
Eva
Clesis
a cura di Valeria
marzo 2009
Nasce nel 1980 a Bari, dove attualmente vive e
lavora. "A cena con Lolita" è il suo primo romanzo,
pubblicato a Bologna da Pendragon in una collana
narrativa diretta da Roberto Di Marco. Ha collaborato
anche con riviste importanti come "Verso Arts et Lettres"
a Parigi e "Nuova Prosa" di Luigi Grazioli. Quello che
racconta nel suo libro sono, in particolare,
l'educazione e la crescita erotica di una donna, a
partire dai suoi 4 anni fino al tempo dell'università.
Eva Clesis è un nome di fantasia.
Da dove arriva e che persona si nasconde sotto questo
pseudonimo?
Scrive il Manzoni che i nomi sono degli
accidenti e io ho sempre creduto lo stesso, che il nome
cioè abbia un'importanza relativa. Il mio nome vero,
quello di battesimo (che tra l'altro amo moltissimo),
assieme al cognome erano la mia identità quotidiana,
mentre la scrittura ha sempre rappresentato per me
un'occasione di fuga, da qui il ricorso a uno
pseudonimo. Eva è il nome della prima donna, Clesis
l'anagramma di scelsi. Chi si nasconde dietro di lei?
Una persona fragile ma determinata, che ha innumerevoli
storie da raccontare...
Com'era Eva da bambina?
Ero una bambina giudiziosa e compita, una
bambina terribile perché troppo adulta.
E nella vita di tutti i giorni Eva chi
è?
Nella vita di tutti i giorni Eva purtroppo non
c'è, esiste solo nelle pagine che scrive.
Quando hai iniziato a scrivere e in
quale occasione?
Scrivo da sempre, così come leggo da sempre,
ma quando me lo chiedono identifico con il 2001 l'inizio
della mia scrittura, quando cioè ho pensato di volerla
rendere pubblica. Prima di allora ho scritto solo per
me.
A cena con Lolita è il tuo
primo romanzo. Racconta di una crescita, di
un'evoluzione. Quanto c'è di te in quelle pagine?
Quando ho iniziato a scrivere il mio primo
romanzo, avrei voluto riflettermi di più su quelle
pagine che parlavano di una ricerca dell'amore e
dell'accettazione di sé nel proprio corpo. Ma avevo già
fatto dei tentativi di racconti autobiografici e non mi
piacevano. Non sono capace di essere obiettiva e,
peggio, quando scrivo inizio a inventarmi di sana pianta
le situazioni, anche quando ne conosco di simili, così
che alla fine del libro rimane molto poco dei miei
propositi iniziali.
E' stato scritto perché era già in
vista una pubblicazione?
Assolutamente no. Volevo pubblicarlo, ma non
sapevo come fare e a chi rivolgermi. Spedivo il
manoscritto in giro, ho ricevuto una quarantina almeno
di rifiuti, lettere prestampate che conservo, dal 2002
al 2003. Finché ad agosto 2003 mi telefonò Roberto Di
Marco, scrittore e curatore della collana Tempi
Nuovi della Pendragon. Ma io nel frattempo mi
sentivo molto demotivata su tutto: sulla mia identità di
scrittrice, sul valore dei miei testi. Così scappai a
Parigi, e solo quando tornai, in pratica un anno dopo,
riscrissi al sig. Di Marco dicendo che ero interessata a
pubblicare il mio libro.
Come ti sei trovata con le edizioni
Pendragon?
Hanno avuto fiducia in me e mi hanno dato la
massima libertà nella gestione dei testi.
Cambieresti qualcosa riguardo alle
scelte per la pubblicazione che hai fatto? E se sì,
perché?
Sì, probabilmente col senno di poi (di ora?)
avrei prima cercato un agente e poi mi sarei proposta
alle case editrici, perché quando sei un autore
esordiente è difficile che ti diano retta (e lo è
tuttora).
All'inizio e in conclusione del
romanzo troviamo la stessa frase: "Sono allergica a
tutte le feste, ne detesto persino le idee". Ci puoi
dire cosa racchiude?
Solo i sentimenti di repulsione della
protagonista per una parola che è famiglia.
Che riscontri hai avuto con il
pubblico? Il successo che hai avuto era quello che ti
aspettavi? Sei soddisfatta o pensi che avresti potuto
fare di meglio?
Iniziamo dal pubblico: forse le reazioni delle
persone sono state l'unica cosa che mi ha spinto a
continuare, perché per essere scrittori occorre una
forte determinazione e a molti il libro è piaciuto, e
questo interesse è riuscito a dissipare alcuni miei
dubbi sulla scrittura. Certo ci sono stati anche pareri
contrari e forti dissensi, ma erano pilotati più dal
tipo di libro (mi chiedevano: è un libro erotico? è
autobiografico? è l'ennesimo diario di un'adolescente?)
che il lettore credeva di avere tra le mani che non
dalle opinioni post-lettura.
Hai qualcosa nel cassetto che potremmo
leggere tra qualche tempo?
Ho molto nel cassetto, erotico e non, e spero
di pubblicare presto. Nel frattempo è appena uscita
l'antologia EroticaMente vol.1 della
Valter Casini.
Qual è stato il percorso che hai fatto
per arrivare a pubblicare in questa antologia?
Mi hanno contattato grazie a una delle
autrici, Manila Benedetto, con cui avevo fatto
conoscenza e che aveva apprezzato il mio primo romanzo.
Un'ultima domanda ormai di rito: se
dovessi dipingere l'erotismo, quale o quali colori
useresti?
L'indaco per la spiritualità, considero
l'erotismo esoterico per certi versi, non alla portata
di tutti, diverso per ognuno e celebrale. Il rosso,
forse un carminio, alla base, perché sempre dal corpo e
dal sangue si parte per poi salire su, molto più su, con
il nostro desiderio. |
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