
Fausto
Rampazzo
a cura di Valeria
marzo 2010
E' nato a Roma il 28 ottobre 1958. Ha due figli e
lavora in una società di assicurazioni. Alcuni suoi
racconti sono usciti con la rivista di scrittura
creativa della Scuola Omero di Roma e in due antologie
promozionali dell'agenzia NABU di Firenze. "Don Giovanni
Light" è il suo primo romanzo.
Parlaci di quando è nato questo
tuo amore per la scrittura.
Non so se chiamarlo amore. Direi piuttosto
forte attrazione, che è andata sviluppandosi negli anni
con lo stesso lento processo della seduzione in versione
Don Giovanni Light. Avvicinarsi ostentando
indifferenza. Confondere l'oggetto della propria
attenzione. Indurre alla gelosia, alla competizione.
Subire il fascino. Offrire il proprio, celandolo.
Accerchiare, irretire e, solo quando il livello
dell'interesse è molto alto e la possibilità di vittoria
quasi certa, aggredire. Io non ho mai tenuto un diario,
scritto pensieri, lettere, composto poesie. Sono partito
dalla lettura, ma all'inizio soltanto di saggi. La
narrativa è arrivata in un secondo tempo, dopo aver
tenuto alcuni romanzi - tra cui La vita interiore
di Moravia - in bella vista su uno scaffale della
libreria. Poi la dedizione completa alla letteratura. E
di getto, a trent'anni, in un periodo nero di noia e di
frustrazione sul lavoro, mi sono messo a scrivere un
racconto, da subito col pensiero rivolto al pubblico. Ma
la vittoria, se vogliamo identificarla con la
pubblicazione, non è per nulla arrivata in modo
semplice, né rapido.
Ricordi un episodio in particolare
legato alla tua infanzia e a questa tua passione?
Nella mia infanzia e adolescenza, l'educazione
cattolico-sessuofobica imposta da mia madre ha
sicuramente dato una bella mano all'impianto e allo
sviluppo, nella mia personalità, di forme di moderata
perversione e morbosità. Le quali, con la maturità,
hanno concorso a un articolato impianto e sviluppo
dell'erotismo, molto funzionale alla mia scrittura. Devo
una certa riconoscenza alla religione, insomma -
d'altronde l'ateismo è così noioso. E a mia madre.
Le donne di cui racconti da dove
nascono? Hanno caratteristiche reali di donne che
conosci o sono donne che, piuttosto, vorresti conoscere?
Picasso è nato il 25 ottobre. Segno zodiacale
Scorpione. La personalità che il destino gli offre in
pasto viene fagocitata e deformata attraverso il
processo creativo, senza altro rispetto che verso il
proprio istinto. Io sono nato il 28 ottobre. Stesso
segno zodiacale. Osservo, rubo, mischio, deformo, spesso
a livello inconscio. La realtà è meno affascinante
dell'immaginazione. L'immaginazione è qualitativamente
inferiore alla realtà.
Com'è nata la stesura di Don
Giovanni Light?
E' il secondo romanzo. In un corso di
scrittura mi dissero che bisogna scriverne un primo a
vuoto, per farsi le ossa. Non so se è vero ma per me è
andata così. La stesura di Don Giovanni Light è
cominciata senza pianificazione, senza trama prefissata.
Senza progetto, insomma. E senza esperienza. Cercando
uno stile in cui potermi sentire a mio agio, che però ho
dovuto imparare a gestire e approfondire attraverso
l'esercizio. Forse anche per questo la gestazione è
stata così lunga. Più di cinque anni, con un lavoro duro
e prezioso con l'editor Sergio Claudio Perroni, a mio
giudizio il migliore in Italia, che poi mi ha presentato
alla Bompiani.
Ti sei mai innamorato di un tuo
personaggio?
Più che di innamoramento, come sempre
preferisco parlare di attrazione, un termine meno logoro
e più riscontrabile. Etereo e sfuggente è
l'innamoramento quanto concreta l'attrazione, cui non si
sfugge: si prova o non si prova. E nella scrittura si è
costretti a provare attrazione per tutti. Bello quando
questa sorge spontanea, ma anche quando è necessario
intervenire per accrescere il livello di fascinazione
del personaggio creato. Il quale, da parte sua, acquista
vitalità solo se riesce a ribellarsi al possesso che
l'autore reclama su di lui, a mantenere la propria
autonomia. A subirne il fascino, concedendo il proprio.
C'è un autore o un'autrice che ti
piace in modo particolare?
Vado a periodi. Ma sempre Moravia ne La
noia, Bret Easton Ellis di American Psycho
e Anais Nin ne Il delta di Venere.
Come si manifesta l'erotismo con le
parole? E nel tuo quotidiano, invece, dove lo ritrovi?
L'erotismo è la tensione magnetica che si
accumula tra due persone, che le accomuna e le carica di
desiderio. E' l'eros, non il sesso, il frutto proibito
dell'Eden; carico di un pathos che mi sembra più
complicato da rendere attraverso la scrittura che non
con la musica o l'immagine. Spesso l'esternazione del
desiderio e del sesso, come dell'amore, nella pagina
scritta, stride. Le parole rasentano facilmente il
ridicolo, la ripetitività, l'inoffensività. Credo che lo
sforzo maggiore vada dedicato alla creazione del
contesto. Per essere verosimile, l'erotismo deve
accendere e svelare. Deve eccitare. Nel mio quotidiano,
in qualsiasi occasione abbia un senso. Ma meriterebbe un
discorso a parte. Questa forza sovversiva e violenta,
capace di saldare quanto minare alle fondamenta
qualsiasi legame affettivo, rifiuta la catalogazione e
il controllo.
Hai nuove idee e progetti in cantiere?
C'è qualcosa che vorresti sperimentare?
Sono alle prese con una nuova storia, e quindi
di nuovo con la gioia e la dannazione della scrittura.
Un romanzo richiede ricerca, costanza, concentrazione
prolungata. Mi impegno a esserti fedele per tutto il
tempo che occorre, e in cambio esigo un piacere immenso.
Sto sperimentando la pittura, da un po'.
Hai mai scritto qualcosa "a più mani"
(a parte il racconto scritto con Ermione per il nostro
concorso, n.d.r.)?
Il racconto che vi abbiamo inviato è stata la
mia prima produzione "a quattro mani". Pensavo non
potesse succedere, invece ne abbiamo già messi in piedi
quattro. Un'esperienza nata per caso, con la ragazza che
voi ben conoscete col nome di Ermione, modella e
scrittrice. Completamente sconosciuti e distanti per età
e per vissuto, ci siamo ritrovati a lavorare con una
certa sintonia sulle suggestioni profonde evocate dalla
scrittura e dall'eros. Il risultato si vedrà. Se la cosa
andrà avanti, se lei sopporterà la mia prepotenza e io
la sua impazienza, e se ne verrà fuori qualcosa di
buono, penseremo a come proporla per la pubblicazione.
Per ora lo vivo come un esperimento divertente, un work
in progress. Così come sono molto contento
dell'interesse reciproco nato con My Secret Diary. Chi
ha creato questa iniziativa, chi la gestisce e chi ci
scrive stuzzica la curiosità, arricchisce l'erotismo. Fa
un grande regalo a tutti.
Da quante donne è composta la Letizia
del tuo romanzo?
Ho rapinato almeno cinque donne, ma due di
loro non lo sanno.
Io sono dell'idea che una persona
debba - per avere un buon motivo per alzarsi al mattino
- essere sempre in cerca di qualcosa o di qualcuno; tu
di che cosa (o di chi) sei in cerca in questo periodo?
In questo periodo mi sembra siano le persone e
le opportunità a cercarmi. E' molto rilassante e insieme
molto stimolante. L'ispirazione invece no, quella va
sempre inseguita e stanata. Con ostinazione.
Ci anticipi qualcosa del romanzo che
hai in preparazione?
Sempre una storia famigliare. Ancora padre,
madre e figlia. Ma con un respiro più ampio, scritta in
terza persona con il punto di vista di ognuno dei
personaggi. Si aggancia a un fatto reale, la morte del
giornalista Antonio Russo, inviato in Cecenia per conto
di Radio Radicale. Ma il resto è inventato.
Se dovessi dipingere l'erotismo, quali
e quanti colori useresti?
Il rosso, il colore dello Scorpione. Anche se
l'erotismo percepisce l'intero spettro cromatico. |
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1 Commento:
Ermione

30/05/2010
Il miglior autore italiano di tutti i tempi (forse solo per
me... ehehehe) |
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