
Gisy
Scerman
a cura di Valeria
giugno 2008
Gisela (Gisy) Scerman trascorre i primi anni della
sua vita a Monaco di Baviera, per poi trasferirsi a
Vicenza e quindi a Modena. Qui incontra il fotografo
Denni Lugli con cui inizia a lavorare e che le permette
di conoscere tanti maestri del fumetto come Roberto
Baldazzini, Franco Saudelli e Giovanna Casotto (con la
quale ha collaborato, oltre che come modella, anche come
sceneggiatrice). Dal 2001 lavora come modella per
l'Accademia di Belle Arti di Bologna, contemporaneamente
all'attività di fotomodella continua a frequentare il
corso di biotecnologia presso l'università di Reggio
Emilia. Il suo primo libro è "Una vita a precipizio",
biografia del cantautore e poeta Piero Ciampi. "La
ragazza definitiva" è invece il suo romanzo d'esordio.
Quando hai iniziato a scrivere? E
chi è, se c'è, l'autore che per primo ti ha accompagnato
nel mondo delle parole scritte?
Scribacchiare da quando ricordo l'ho più o
meno sempre fatto, o informa di diario o raccontini. Uno
dei primi ricordi che ho è che a circa 11 anni mi era
piaciuto talmente tanto un racconto letto per caso - di
Buzzati, Il mantello, che l'avevo ricopiato a
penna su un quaderno. Avrei voluto scriverlo io quel
racconto - a quel tempo mi colpì moltissimo! Era un modo
perché fosse anche un po' mio. Una cosa assurda, ma che
ricordo divertendomi. Poi tenni sempre (fino a ora) dei
diari come fanno poi tante ragazze e qualche ragazzo,
perché raccontare era un'esigenza del presente. In
seguito mi suggestionò molto di più la musica che la
letteratura cominciando da De André, Tenco, Piero
Ciampi, i Le masque, un gruppo sconosciuto ma che mi
diede molta grinta poetica. I cantautori italiani
insomma, poi i francesi Brel, Brassens, Leo Ferrè, da lì
cominciai a interessarmi a Pavese (è lui forse il vero
iniziatore). Buzzati resta sempre come una bella
sensazione, soprattutto nei racconti. Naturalmente
crescendo si rivalutano tante cose, anche che si sono
lette in precedenza. Ci son stati anni in cui leggevo
molti saggi sulla semiotica, o scientifici, che mi hanno
fatto pensare sul linguaggio; però chi mi ha dato
veramente una scossa è stato Paolo Nori. Prima scrivevo
in maniera cervellotica, che non vuol dire molto, con
quell'idea anche un po' accademia che se scrivi
difficile sei più bravo, magari rompi solo le palle,
pure a te; invece leggendo Nori ho capito che il segreto
era scrivere usando una formula più spoglia, più
diretta, meno ampollosa. Per cui devo molto a questo
autore nell'aver compreso delle cose che ritengo siano
fondamentali nella scrittura. E' un tipo di scrittura
sonora che ti entra nella testa ed è facile seguire,
come poi Thomas Bernhard, lo scrittore austriaco che
resta tra i miei eletti, per la profondità di arrivare
nel meschino umano. Poi tanti altri, naturalmente. Al di
là dei contenuti, quando un autore ti prende così tanto,
bisogna stare attenti a non farsi traviare da questa
musica, capirla, elaborarla, ma non seguirla pari passo,
anche se viene spontaneo. Scrivere è un atto di volontà
non indifferente.
La ragazza definitiva è il
tuo romanzo d'esordio. Molti autori non accettano
l'etichetta di romanzo erotico, forse perché spesso
appare riduttivo e incentrato su un solo punto. Tu con
che nome definiresti questo tuo libro?
Sì, è vero, soprattutto se sei una donna viene
visto come riduttivo un romanzo messo sotto questa voce.
Sembra che sfrutti altre forme per venderti e uscirne
pulito in un qualche modo. Naturalmente quando parli di
sesso, anche fosse una quantità minore rispetto al
resto, l'attenzione cade lì, e nessuno nota il come è
scritto, ma cosa è scritto in superficie. Ma questo lo
sapevo già in partenza, è inevitabile. Comunque c'è chi
l'ha apprezzato e ha capito soprattutto, questo è
importante. Per il resto, non amo molto catalogare: le
cose sono quelle che sono, siamo noi vittime dell'idea
della sistematicità: un po' lo abbiamo anche voluto,
abbiamo bisogno di certezze, e senza nomi la nostra idea
di certezza oscilla; le certezze di fatto non esistono.
Più si va avanti più si procede per settori, quando non
sai classificare nasce la crisi. Io credo che questo sia
un libro che parla della morte e della vita, e nella
vita c'è anche il sesso, se ne parla molto perché
tramite il corpo si conosce più in fretta, è il mezzo di
paragone primo che ci viene dato al mondo, la sessualità
quindi è un mezzo per arrivare a molto altro. Forse è un
bestiario questo libro.
Ti dirò con estrema sincerità che
leggendolo sono stata attraversata da emozioni
completamente contrapposte tra loro. Dall'inizio e man
mano che andavo avanti nella lettura mi sembrava di
avere tra le mani il diario di una qualche ninfomane,
per il tuo modo crudo e diretto di scrivere. Poi però,
arrivata quasi alla fine, ho dovuto ricredermi. Il
romanzo, chiusa l'ultima pagina, mi ha lasciato una
bellissima sensazione, data dai pensieri molto profondi
che hai esposto con un'inquietante semplicità. Viene
quasi il dubbio (sorrido) che tu ci abbia preso in giro
per poi sorprenderci nel finale. Raccontami com'è nata
l'idea di questo romanzo e come abbia preso forma.
L'idea è nata per rabbia e nostalgia, l'idea
che se sei una ragazza in qualche modo sì, ti fanno dei
favori, ma sì anche che cercano di approfittarne, che
sia nell'ambiente delle foto o letterario, più
culturale... i sentimenti che più mi fanno scrivere
rimangono la rabbia, la sofferenza e la nostalgia.
Questo libro è stato scritto più di due anni fa, buttato
giù in due mesi, facevo fisicamente fatica a stare
dietro alle idee, che erano dei vortici. Ci sono
registri molto diversi perché diversi sono gli stati
d'animo che provavo mentre scrivevo, anche se il comune
denominatore era uno alla base: cercare la
rivendicazione degli episodi come giustizia tramite la
scrittura. L'ironia è una forma di sdrammatizzare la
sofferenza, un po' come lo è il cinismo. Poi a mente
lucida, fuori dalla tempesta, ho riguardato un po' più
la forma. C'è chi preferiva la prima versione, più
sporca, più incazzata, più dura, ma non sempre è
possibile per motivi di editing fare sempre in tutto e
per tutto quello che si vuole. Ci si può avvicinare a
quel che si vuole, ma se decidi di essere prodotto devi
stare un po' alle regole di chi finanzia. Un po', però,
non vuol dire snaturare... L'inizio l'ho rifatto un 4-5
volte finché non sono stata soddisfatta, idem per la
fine, credo si capisca che in ordine cronologico
stacchino un po' dall'andatura generale del libro. Ora
sto lavorando a un libro con trama e seguire una storia
è immensamente più difficile, ma visto che scrivere
vorrei fosse il mio mestiere è giusto che provi la
fatica per ciò che amo veramente.
Speravi o immaginavi un successo così
diretto e immediato?
L'entusiasmo dell'editore era molto, molto più
che il mio a dire il vero, e questo era un buon segnale.
Però c'è da dire che il libro, dopo quello su Piero
Ciampi (2005), è stato fermo un anno, nell'indecisione
di darlo a editori minori, ma non l'ho fatto. Credevo
molto in questo lavoro, mi sarebbe sembrato di
svenderlo, piuttosto nulla. Poi quasi contemporaneamente
tre editori noti erano pronti per il contratto. Strano
come procedono le cose, magari resti trasparente per un
tempo indeterminato e sei sempre tu, e tutto a un tratto
succede qualcosa.
C'è molta ironia nel tuo modo di
raccontare il sesso. Pensi che le due cose vadano di
pari passo?
C'è chi dice di no. Io credo che possa essere
anche sì, lo dimostrano anche le iconografie delle pin
up anni '50 dove l'erotismo viene sempre reso meno
pesante da incidenti casalinghi, la gonna impigliata, la
donnina che si abbassa perché le cade la spesa e allora
le si vede il reggicalze, ecc... Dipende anche dal
carattere, io non amo chi prende il sesso troppo
seriamente, o chi tramite il sesso vuole dimostrare
qualcosa. Deve essere un gioco, che mentre lo si fa può
anche avere delle sfaccettature serie, ma di fatto è uno
degli aspetti lucidi dell'adulto.
Si sente sempre più spesso parlare di
perversione e depravazione. Se dovessi spiegare a un
alieno cosa significano queste due parole, come lo
faresti?
Gli faccio vedere il mondo e gli dico che è
quello. Basta anche un telegiornale al giorno per una
settimana; credo che si possa fare un'idea. Nella
trasgressione come ho detto svariate volte non credo. La
perversione e depravazione, che poi sono sinonimi,
riprendono in parte il concetto di trasgressione anche
se marca in maniera più pesante un'eventuale violazione
della norma, che è congettura sociale, nel rispetto
reciproco nulla è così dissacrante. E' sempre la
questione sistematica, ci costruiamo delle regole e ciò
che esula da queste non è più normale, man mano che la
società si sposta, così anche l'idea di normalità cambia
e i valori a questa annessi. Tutti i crimini che hanno a
che fare con assassini, violenze e abusi credo siano
oggettivamente condannabili, insomma in poche parole il
rispetto non solo del prossimo, ma anche di chi abbiamo
davanti, magari da tempo. Tutto il resto ha a che fare
con la nostra morale quotidiana e culturale appresa, ciò
che sentiamo o non sentiamo sono affari nostri e di chi
ci sta vicino.
Passione, innamoramento e amore. Tre
cose distinte. Qual è quella che ti fa più paura? Pensi
che, in qualche modo, l'essere umano abbia qualche forma
di difesa contro le sofferenze?
Forse l'innamoramento perché mi mette
dell'ansia quando capita, e io non ne voglio sapere di
storie troppo tormentose. Poi ognuno dei sentimenti che
hai nominato ha la sua rogna. A parte che io collego
molto la passione all'innamoramento, viceversa l'amore
no, non può essere svincolato dalle prime due. L'amore
lo puoi provare come forma di bene estremo o meno verso
persone delle quali non sei innamorato, magari nemmeno
andresti a letto. Però l'amore ti responsabilizza verso
te stesso per non creare del male a chi ami, e questo è
un senso fortissimo. Tante volte non si fanno azioni che
vorremmo fare per non ferire qualcun altro. Amare
davvero è volere il bene dell'altra persona, sopra ogni
cosa, anche sopra di te talvolta, un po' come dovrebbe
essere il rapporto tra genitori-figli. Invece, provare
passione per persone che pure disprezzi, delle quali non
te ne frega nulla al di fuori dell'ambito
erotico-sessuale, o te ne frega egoisticamente per
poterlo riavere in quel contesto, ma questo non ha quasi
mai a che vedere con l'amore. Sono sentimenti credo
difficili da conciliare in tutto e per tutto.
Innamorarsi è invece una forma di dipendenza e capita
spesso in rapporti conflittuali della serie tu non sei
come vorrei, ma se tu fossi come io ti vorrei, non ti
vorrei più. Capita pure questo. Le forme di difesa che
si sviluppano sono varie, spesso automatiche. C'è chi
diventa pure aggressivo per difesa - un po' per me il
cinismo che spesso non vorrei in maniera così accanita -
come la disillusione, ma più vai avanti più è difficile
veramente perdere la testa. Vale anche per i progetti di
lavoro: sei più disincantato, non solo nei rapporti;
insomma credo sia anche una forma di tutela. Magari
incontri pure persone che ti piacciono, che ti piacciono
molto, ma le scintille negli occhi sono rare come i
fuochi fatui... anche se magari qualche apparizione te
l'aspetti sempre da un momento all'altro. Ma non sempre
è tempo di miracoli. Anzi, sempre meno.
Una domanda di rito per tutti gli
intervistati: se dovessi dipingere l'erotismo quale o
quali colori useresti?
Forse il nero, perché è un non colore che mi
rappresenta la notte, che ricollego agli amanti, alla
passione, non solo quella amorosa, ma anche quella
mentale, creatrice. Poi da vedere su una bella donna è
divino, e se penso all'erotismo penso a una bella donna
un po' misteriosa. In secondo luogo il nero perché è
l'unico colore che ha in sé tutti i colori, che non
riusciamo a vedere perché sono assorbiti, ma sono lì,
cablati. Forse è questo il fascino. |
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