
La
stella e il grande buio
a cura di Maria Silvia Avanzato
Lana Turner, Cheryl Crane e Johnny Stompanato
Anche le mamme sbagliano. Anche quelle che sorridono
dalle locandine, inarcano il sopracciglio e diventano le
più amate d'America. E insoddisfatte. E senza amore.
Lei: La vita di Lana
Turner ha inizio molto prima dei film dal doppiaggio
ovattato, delle pellicole in Technicolor dove tutto il
biondo dei suoi capelli è scaraventato sullo schermo,
come un invito, uno stendardo alla femminilità. Lana
(Julia, il suo vero nome) nasce l’8 febbraio 1920 a
Wallace (Idaho). Noi la conosciamo come grande stella
del cinema hollywoodiano, lei conobbe un’infanzia di
amare delusioni. I genitori divorziano quando Lana è
ancora bambina. Il padre, minatore con il vizio del
gioco d’azzardo, muore nel 1930 ucciso a seguito di una
rapina. L’ex moglie Mildred si trova in immediate
ristrettezze e Lana, che vive assieme a lei, fa presto i
conti con la miseria.
Insomma, basta dare una spolverata alle
cronache dell’epoca per scoprire nel passato della
bionda de Il postino suona sempre due volte un
grande carico di sofferenze. E per ironia della sorte,
esse sembrano acquietarsi nel 1934, quando un fotografo
dell’Hollywood Reporter nota la quattordicenne intenta a
sorseggiare un frappé al tavolo di un bar. Lana dà
nell’occhio: è giovane, ma tradisce i lineamenti di
quella che sarà una donna fatale e ammirata. Quel
fotografo ci ha visto giusto. Lana diventerà una donna
di successo, ma non per questo potrà dirsi felice.
Lui: Woodstock
(Illinois), Johnny Stompanato nasce in una famiglia
italo-americana: gente semplice, brava gente. Johhny ha
tutte le carte in regola per diventare un bravo ragazzo
e sembra accostarsi con interesse alla carriera
militare. Dopo un diploma alla Bonville, si unisce ai
Marines. Durante la seconda guerra mondiale, Johnny
prova il suo valore in svariate battaglie: nel 1945
sbarca in Cina. Proprio la Cina sarà la tomba dei buoni
propositi di partenza. Perché Johhny è una testa calda,
il tipo che non riesce a tenersi alla larga dai guai.
Dopo una serie di fallimenti economici disastrosi (pare
che, fra le sue iniziative, ci fosse stata anche
l’apertura di un night club) e un matrimonio con una
donna di sei anni più grande di lui che lo avvicina alla
religione islamica, Johnny si stabilisce a Westwood e
apre The Myrtlewood Gift Shop. Vende vasellame,
oggetti di poco conto, tutta la merce che cerca di
rifilare ai clienti puzza incredibilmente di fregatura.
E’ la prima metà degli anni '50, una selvaggia
criminalità fa di Hollywood una giungla. Johnny guarda
con interesse i "poco di buono" dell’ambiente, il loro
modo di fare soldi facili, di farla franca. E, come
abbiamo premesso, è il tipo che non sa tenersi alla
larga dai guai.
Lana ha quindici anni ed è anni luce dal mondo di
Stompanato. Vive in un mondo a parte, quello della
cinepresa. Grazie al suo agente Zeppo Marx (dei fratelli
Marx) inizia a recitare alcune particine per piccoli
film. Mente spudoratamente sull’età e presto guadagna
consensi: è bellissima e ha voglia di emergere. E ha
anche un nomignolo: la ragazza del maglione. Lo deve al
film Vendetta (They Won’t forget) di
Mervyn LeRoy. E’ il 1937, la pellicola si rifà al famoso
Furia di Fritz Lang e affronta il tema
dell’uomo di colore che uccide la bella ragazza bianca.
Lana Turner appare in video avvolta da un attillato
maglioncino chiaro. Questa scena imprime il suo
nomignolo a grandi caratteri nella volta celeste delle
stelle. Sweater Girl. La ragazza col maglione.
Un’immagine di innocenza e freschezza, un elisir di
giovinezza e candore. Lana si getta nella carriera, film
dopo film, senza temere sacrifici. Come quello che le
spetta nel 1938, quando approda al cinema con The
adventures of Marco Polo. Per recitare la sua
piccola parte, le viene chiesto di radersi le
sopracciglia: Lana accetta e scopre, anni dopo, che non
le cresceranno mai più. Tanto che per tutta la durata
della sua carriera l’attrice ha dovuto disegnarle con
una matita. Secondo altri è l’uso di una colla speciale
per "alzare" le sopracciglia in linea col modello
orientale a privarla per sempre del sopracciglio
sinistro.
A ogni modo, il suo è uno sguardo da un milione di
dollari: i film si avvicendano, il successo cresce e
probabilmente esplode in modo inequivocabile con Il
postino suona sempre due volte. E’ l’autentica
consacrazione di questa "bionda diabolica" al mondo
scintillante che si è scelta.
Romanzo di James Cain e film del 1946 di
Tay Garnett, Il postino suona sempre due volte
è il fiore all’occhiello di un periodo in cui il cinema
americano pone in luce le donne "cattive". Subdole e
perfide, le protagoniste della nuova concezione
cinematografica celano dietro lineamenti d’angelo le
pulsioni più maligne e aberranti, gli istinti
primordiali, la sete di vendetta. Un emblema di
emancipazione che rischia di risultare inizialmente
scomodo per le masse tradizionaliste e finisce con
l’affascinare. Protagonista del film di Garnett è Cora,
un’esplosiva bionda repressa alla quale Lana Turner
presterà il volto. Cora vive una totale assenza di
stimoli al fianco del marito, anziano e sempliciotto
proprietario di una locanda, più interessato alle forme
di una bottiglia che a quelle della giovane moglie.
Quando Cora perde la testa per un vagabondo reclutato
dal marito come garzone, il male entra prepotentemente
in scena. Dapprima per via della tumultuosa relazione
fra Cora e il giovane amante, poi per il loro efferato
piano di uccidere il marito di lei. Lana Turner buca lo
schermo con il viso pulito, lo sguardo profondo,
intrigante, il bianco verginale degli abiti che indossa.
Ed è una donna dall’animo sporco, una vile omicida, una
stratega lucida e fredda. Al contempo, una femmina
speranzosa, travolta dalla passione e dal desiderio, in
ultimo umanizzata dal suo stesso desiderio d’amore verso
il giovane amante.
Nel 1948, due anni dopo l’uscita de
Il postino suona sempre due volte, Johnny
Stompanato del Myrtlewood Gift Shop ha deciso
di imbarcarsi in una nuova avventura. Dopo aver
frequentato i locali più in vista della movida, come il
Florentine’s Garden e il Jacks’s at the
beach, si è anche accaparrato l’amicizia (talvolta
l’interesse) di dive del calibro di Anita Ekberg, June
Allyson e Zsa Zsa Gabor. Tutte bionde e seducenti, quasi
seguendo un preciso copione. E le bionde di Johnny si
avvicinano a lui perché affascina, perché girano tante
storielle sul suo conto: le più volgari lo dipingono
come un consumato gigolo, capace di lasciare tutte senza
fiato in camera da letto. Ma non dimentichiamo che
Johnny Stompanato è soprattutto uno che non sa tenersi a
debita distanza dai guai: un truffatore di bassa lega,
un tipo losco che intrattiene strani vincoli coi vertici
della polizia e non manca dal gettarsi in qualche brutto
affare di taglio mafioso. Ben lungi dal bravo militare
che i suoi avevano messo al mondo, Johnny intraprende
un’autentica carriera criminale e diviene l’angelo
custode di Mickey Cohen. Sono gli anni del
proibizionismo dove molti puntano sullo smercio illegale
di alcolici, la prostituzione, senza dimenticare i
bordelli di altissimo livello dove le stelle del cinema
amano confondersi e perdere il concetto di moralità. In
questo scenario di corruzione, il re indiscusso è Cohen,
uscito illeso da una sparatoria, un tipaccio bisognoso
di protezione. Il suo guardaspalle sarà proprio Johnny.
Sono gli anni del Codice Hays, il vero e
proprio spauracchio delle star di Hollywood. Secondo
questo rigoroso codice, ogni attore appartenente al bel
mondo del cinema è tenuto a mantenere una condotta
privata irreprensibile. Ecco forse perché Lana Turner
ufficializza in matrimonio ben sette delle sue liaison
sentimentali. Un modo per aggirare la lordura delle
dicerie, per sopprimere i pettegolezzi su una vita
dissipata. Niente sregolatezze: ognuno dei suoi uomini
vanta il piccolo, sacro, formale peso di una fede al
dito.
A cominciare da Artie Shaw, suo primo
marito: musicista, a suo tempo amore folle di Judy
Garland. Il matrimonio è lampo, Lana ha diciannove anni
e diventa moglie a Las Vegas. I due si presentano
all’altare in pigiama, attirando le chiacchiere dei
curiosi. Un matrimonio breve e turbolento che durerà
meno di un anno, lasciando in dote a Lana il ricordo
spiacevole di tre aborti: trattasi di una malattia
genetica con la quale l’attrice dovrà trovarsi a fare i
conti anche in futuro. Shaw è arrogante e possessivo,
così Lana lo abbandona e sposa in seconda battuta
Stephen Crane.
Con Stephen, la donna è animata da un
nuovo desiderio: quello di vincere la malattia e
divenire madre. L’impresa le riesce ed è così che viene
alla luce la piccola, desiderata Cheryl, frutto di un
grande amore e tante battaglie, quali la trasfusione di
sangue alla quale l’attrice è stata sottoposta pur di
avere la bambina. Ma il sereno non dura a lungo: fra
Crane e la Turner il rapporto s’incrina nell’aprile del
1944. In seguito Crane si rivelerà un buon padre e un
uomo giusto, rimarrà vicino a moglie e figlia fino alla
fine dei loro giorni, senza mai tirarsi indietro.
E se Lana è facile moglie di uomini perbene, il lato
passionale di lei la domina sempre e comunque,
spingendola nell’occhio del ciclone per una serie di
relazioni con famosi personaggi dello spettacolo. Cary
Grant, Howard Huges e Frank Sinatra (che Lana definirà
il vero, grande amore di tutta una vita). Assai
turbolenta è la sua relazione con Tyrone Power, un amore
quasi incompiuto, un’empatia mai sfociata in passione,
osteggiata dalla moglie di lui: l’attrice lo ricorderà
anni dopo come "colui che le ha spezzato il cuore".
I veri grattacapi arrivano tuttavia con
il terzo marito, Henry J. Topping. Un tipo avulso dal
mondo delle star, così affidabile proprio perché tanto
ordinario. Dopo un matrimonio di grande risalto
pubblico, Lana conosce gradualmente il volto oscuro
dell’uomo che ha scelto come marito. Scoprirà a fondo
l’uomo che ha sposato dopo una plateale richiesta di
matrimonio, senza essere nemmeno certa dei propri
sentimenti, soggiogata dalla sua instabilità, dalle
pulsioni che la rendono vulnerabile e talvolta ingenua.
Henry ha un conto aperto con la bottiglia. Lana decide
di rimanere nuovamente incinta e chiude un occhio sulla
disgustosa dipendenza del nuovo marito, un po’ come era
avvenuto a Cora nel film in cui ha recitato anni prima.
Al sesto mese, la malattia genetica dalla quale è
affetta le sferra un colpo basso: un aborto improvviso.
Con Henry le scenate violente sono all’ordine del
giorno, nemmeno una seconda gravidanza risolleva il
rapporto coniugale. Alla decisione di Topping di
chiedere il divorzio, la Turner tenta il suicidio: si
recide i polsi, ingoia un flacone di sonnifero. Ma
rimane in vita, continua a sorridere dalle foto delle
cronache e nasconde fra i denti un dolore muto e
disperato.
Nel 1957 il destino della grande stella si incrocia con
il grande buio di un uomo di nome Johnny Stompanato.
Lana è reduce dal divorzio con Lex Barker. L’uomo pare
sia stato accusato di molestie nei confronti della
figlioletta Cheryl (avuta da Stephen Crane). Per la
bionda di Hollywood è un periodo confusionale, la MGM
non le rinnova il contratto e tutto sembra volgere al
peggio. Lana ignora che di lì a due anni Imitation
of life (da noi tradotto in Lo specchio della
vita) le porterà un nuovo, travolgente successo. Ma
nel 1957 ci sono tutte le condizioni per lasciarsi
travolgere dalle promesse di un nuovo amante. La scelta
ricade su Johnny Stompanato, l’ex militare col
negozietto di articoli da regalo, divenuto fedele cane
da guardia del boss mafioso Mickey Cohen: egli la
sottopone a una corte spietata, mentendo inizialmente
circa la propria identità.
La nuova relazione, tuttavia, si
manifesta da subito cigolante. Johnny Stompanato ha un
temperamento focoso e aggressivo, i suoi toni sono
sempre più vicini alla minaccia che alla
raccomandazione. E poi è geloso, quasi patologicamente.
Mal tollera il mestiere di Lana e lo dimostra quando
irrompe sul set e dà luogo a una scenata, accusando
l’attrice di avere una tresca con Sean Connery,
co-protagonista del film. A nulla servono le
rassicurazioni di Lana: Johnny non si fida, non vuole
perderla, talvolta si intrufola in casa Turner e la
aspetta al buio in camera da letto. Per Lana, Johnny è
un carnefice e un idolo: "Provavo per lui un’assoluta
fascinazione che andava ben oltre il letto", spiegherà
in seguito nella propria autobiografia.
Quindi la bella odia la bestia, disprezza i suoi modi,
ne ha un timore folle ma al contempo lo cerca, non
riesce a recidere il filo che la tiene legata a lui.
Inorridisce e strilla quando lui minaccia di uccidere la
madre Mildred e la figlia Cheryl, poi torna paziente a
rassicurarlo e lo prega di ragionare. E’ una sindrome di
Stoccolma sottile, che strizza l’occhio al
sadomasochismo o forse al disperato bisogno di
aggrapparsi a qualcuno. Lana tiene duro, anche quando
Johnny tenta di soffocarla con un cuscino: tenta
disperatamente di tenere in piedi le apparenze, si
propone di non lasciar trapelare nulla, regala a Cheryl
l’illusione che sia tutto sotto controllo, che Johnny
sia soltanto un po’ nervoso. Anche quando lui inizia a
fare sul serio e mena le mani.
Truccatori del grande cinema, anni dopo,
racconteranno le prodezze che hanno messo in atto per
"nascondere i segni sulla faccia di Lana": l’ingrata
ricompensa del suo amante geloso, schiaffi e pugni senza
pietà. Talvolta il suo viso sorridente in copertina
rivela strani gonfiori, uno sguardo affaticato e
sovraccarico di trucco. Quasi citando il film che la
porterà a un rinnovato successo nel 1959, Lana vive
l’imitazione della vita: offre l’illusione di essere la
biondina col maglione bianco, la stella dallo sguardo
magnetico e il fascino sornione. E sotto questa menzogna
accatasta un bagaglio scomodo di violenze domestiche e
di amore cieco per un criminale.
Imitation of life è un film di
Douglas Sirk, un melodramma tutto al femminile che il
pubblico accoglierà a suon di applausi. Lana Turner è
l’indiscusso cardine della storia narrata, sebbene
accettare il ruolo di protagonista le sia costato caro.
Lora Meredith è una vedova in ristrettezze economiche
con una figlioletta a seguito. Quando si avvicina al
mondo luccicante di Broadway, la sua vita muta
radicalmente: viene catapultata nel lusso e
nell’abbondanza, perdendo di vista il rapporto con la
figlia, anteponendo i suoi amanti alla bambina. Di qui
si dipana una storia fatta di lacrime, batticuori e
pregiudizio razziale. Ma Lana tentenna, è incerta se
calarsi nei panni di Lora. Quei panni sono sin troppo
famigliari e le fanno pensare a Cheryl, alla sua
carriera scoppiettante e fatta di grandi assenze da
casa. In virtù di questo, probabilmente, la sua
interpretazione viene giudicata la migliore di tutta la
carriera cinematografica.
L’intensità drammatica di Lana deriva dalle ferite del
suo trascorso personale. Dall’idea di Cheryl, troppe
volte costretta ad assistere agli eccessi d’ira dei suoi
amanti e pur sempre cullata in quella confortevole
"imitazione di vita". Sprechi, lussi, feste, pony,
automobili, vacanze. Le sfrenate meraviglie del mondo
che ha visto Julia Turner barattare se stessa per Lana
Turner: ben più attraente e celebre, avvezza agli agi,
facile alle storie d’amore che per un istante sembrano
magiche e infinite e, l’attimo dopo, rivelano finali ben
diversi. Così Lana, sullo schermo, si dona al pubblico a
piene mani: non fa mistero della sofferenza, della
nevrosi, della Lora che è diventata col tempo.
Johnny scalpita perché Lana lo porti con
sé, da qualche tempo. Vuole partecipare alle occasioni
pubbliche, alla mondanità della compagna. Lana cerca
invece di limitare la presenza di Johnny al suo fianco:
il codice Hays potrebbe storcere il naso sulla sua
turbolenta relazione con un tipo invischiato in traffici
mafiosi. La bionda sa di avere al fianco un poco di
buono, ma non vuole sbarazzarsene: deve dare
un’impressione di normalità, gestire ogni dettaglio e
assicurarsi la tranquillità di Cheryl.
Solo in quello sfortunato 1958 (un anno
prima di approdare allo schermo nei panni di Lora),
asseconda un istinto di autoconservazione. Inizia a
viaggiare, cambia meta con sistematicità, tenta di
seminare Johnny: Londra, Los Angeles e Acapulco,
l’attrice prende a girovagare come una pedina impazzita
e si trova puntualmente al cospetto del suo persecutore.
Johnny è un uomo potente, un uomo con gli informatori
giusti e, soprattutto, non è disposto a fare a meno di
lei. Ogni volta che Lana mette un piede a terra, si
trova davanti Johnny Stomp Stompanato. E viene punita
per i suoi capricciosi vagabondaggi a suon di botte,
come Johnny è abituato a fare. La situazione precipita,
la Turner si trasferisce in Bedford Drive, cerca di far
perdere le sue tracce. Per tre giorni la vita le sorride
a fianco della figlia Cheryl, con la quale sta tentando
di recuperare un rapporto: le due donne sono prese dalla
disposizione dei mobili, dalle confidenze, dal
divertimento e dalla voglia di stare sole, unite. Ma
bastano tre giorni perché Johnny risalga al nuovo
indirizzo e si presenti alla porta, inferocito.
E’ subito chiaro che la bella casa di Bedford Drive non
terrà lontani i guai e i seccatori del calibro di
Johnny. La cosa è chiara anche a Cheryl, che non è più
una bambina, ha quattordici anni ed è stata troppe volte
spettatrice di scene di violenza, per quanto sua madre
si sia sempre prodigata a nasconderle. Per Cheryl
l’arrivo di Johnny è una vera catastrofe. Poiché, per
una volta, riusciva finalmente a passare del tempo con
la madre, sanando le sue ferite antiche con l’affetto
che ha sempre cercato di darle. In quegli ultimi giorni
assieme, Lana si era aperta, aveva addirittura ammesso
con la figlia di essere stata molte volte malmenata,
avevano diviso la stessa paura, lo stesso dolore.
Avevano ipotizzato un futuro e un modo per risolvere le
cose. Ora invece, Johnny è di nuovo fra loro e con
minacce più angoscianti del solito: Cheryl l’ha sentito
dire che intende sfregiare il volto di Lana così da
impedirle di recitare ancora.
E’ il Venerdì Santo, il 4 aprile del
1958, Lana ha avuto ospite un conoscente durante il
pomeriggio e la cosa ha mandato Johnny su tutte le
furie. Irrompe in casa alle venti e dice a Lana che non
intende andarsene, che vuole passare la serata con lei,
che esige spiegazioni per la presenza di quell’ospite
pomeridiano. L’attrice lo prega in tutti i modi di
andare a parlarne in un luogo appartato per impedire a
Cheryl di udire le loro grida. Dopo una lite feroce
sulle scale di casa, Johnny la trascina in camera da
letto dove si abbatte su di lei con violenza. Fuori
dalla porta si avverte un tintinnio leggero: è Cheryl
col suo braccialetto di sonaglini, sta acquattata dietro
alla porta e bussa chiedendo di entrare. Lana le ordina
di andare via senza aprire la porta e la sente
allontanarsi.
Ma ricominciano le grida e il trambusto della
colluttazione, accompagnati dalla minaccia di Johnny di
sfregiare il viso della sua amante. Poco dopo, il
tintinnio del braccialetto torna a farsi udire da dietro
la porta. A nulla serve chiedere a Cheryl di tornare al
piano inferiore.
Lei c’è già stata, al piano inferiore.
E’ stata in cucina.
Quando riesce finalmente a farsi aprire
la porta si avventa su Johnny senza tentennamenti. Col
coltello da cucina (23 centimetri di lama) che ha appena
recuperato gli infigge un solo colpo, alla pancia.
Sfiora un rene e recide l’aorta, quel gesto disperato e
dettato dalla collera è paradossalmente di una
precisione quasi chirurgica.
Johnny Stompanato muore così, steso a
terra, senza una massiccia fuoriuscita di sangue e in un
colpo solo. In piedi nella stanza ci sono solo due
donne, sconvolte. Una è certamente fra le attrici più
famose di Hollywood. L’altra è la donna che l’ha
salvata.
L’accanimento mediatico sul caso Turner è
di proporzioni facilmente prevedibili. Saltano presto
fuori le piste più impensate e tutto il marcio
sottocutaneo di quella grande "storia d’amore
sbagliata". La stampa mette le mani su alcune lettere
scottanti fra Lana e Johnny dove il registro utilizzato
è talmente sconveniente da far rabbrividire. Gli
avvocati di Lana ricevono, giorni dopo, alcune foto
dell’attrice nuda, foto che Johnny le avrebbe scattato
per ordire un ricatto. Ecco quindi che viene tirata in
ballo una nuova, probabile pista. L’italoamericano stava
forse ricattando la splendida regina del cinema? E la
Turner aveva pianificato di ucciderlo con lucida
freddezza? Molti tasselli non trovano posto nel mosaico
tutto femminile e piuttosto confuso delle due donne. Il
coltello non riporta impronte, ci sono i capelli di
entrambe le donne sul manico e presto un’ondata di
dubbio travolge l’opinione pubblica.

E’ stata davvero Cheryl l’esecutrice
dell’omicidio?
O forse questa ragazzina troppo a lungo
privata dell’amore materno ha voluto manifestarle il suo
attaccamento viscerale mettendo a tacere uno scandalo
che sarebbe costato alla madre il carcere e la fine
della carriera?
Durante il processo, Lana rischia più
volte di perdere i sensi, piange in modo strozzato,
palesa un grande disordine nervoso. I maligni diranno
che è "un’interpretazione da Oscar". Cheryl, invece,
viene trovata quel 4 aprile con la testa sulle ginocchia
della nonna, sconvolta e poco lucida.
"Sono stata io", continua a ripetere,
"per impedire a Johnny di fare del male alla mamma".
Eppure c’è qualcosa che non convince, in
questa storia. Pare addirittura che la Turner,
successivamente al processo, sborsi tangenti per mettere
a tacere Cohen, il boss che aveva scelto Johnny come
angelo custode. In questa vicenda, pare di trovarsi di
fronte all’imitazione di un omicidio in una "imitazione
di vita". Copione brillante per un film, ma poco
credibile nella realtà. La ragazzina appena
quattordicenne che brandisce un coltello da cucina senza
fare una piega, che mira al punto giusto e che uccide il
carnefice della madre.
Rimarrà un mistero per tutti, noi
compresi. Cheryl verrà assolta, il suo gesto sarà
ricondotto all’autodifesa e dovrà scontare un breve
periodo in una casa di correzione. C’era da
aspettarselo, ribadiranno i maligni, perché Cheryl è
minorenne e addossare la colpa a lei era una garanzia.
Si sapeva che, alla fine, non le avrebbero torto un
capello. Ben più insidiose sarebbero state le
conseguenze se le colpe fossero ricadute su Lana.
Entrambe le donne hanno ribadito la
versione dei fatti che gli inquirenti conoscono in due
autobiografie, tempo dopo. La carriera della Turner è
proseguita fra titoli eclatanti e applausi, tutti hanno
mantenuto una blanda memoria del caso Stompanato come un
incidente di percorso, un esempio di semplice
autodifesa, quasi una prova di coraggio per una
ragazzina legata alla madre.
E se Cheryl avesse coperto e salvato la
sua stella? Se addossarsi la colpa della fine cruenta
spettata al grande buio di nome Johnny fosse stata una
prova di coraggio ben più grande di quella che si è
ipotizzata?
Come nei film di Lana, scorrono repentini
i titoli di coda su una storia che sa di emotività, di
colpa e di segreti. Noi siamo solo il pubblico, a noi
vengono raccontate le storie e lasciata la possibilità
di immaginare un finale tutto diverso.
A noi piace pensare a queste due donne in
un finale d’amore. Un amore che trionfa sull’imitation
of life delle grandi stelle. |
|
|

|
|