La stella e il grande buio

a cura di Maria Silvia Avanzato



     Lana Turner, Cheryl Crane e Johnny Stompanato

     Anche le mamme sbagliano. Anche quelle che sorridono dalle locandine, inarcano il sopracciglio e diventano le più amate d'America. E insoddisfatte. E senza amore.


  
     Lei: La vita di Lana Turner ha inizio molto prima dei film dal doppiaggio ovattato, delle pellicole in Technicolor dove tutto il biondo dei suoi capelli è scaraventato sullo schermo, come un invito, uno stendardo alla femminilità. Lana (Julia, il suo vero nome) nasce l’8 febbraio 1920 a Wallace (Idaho). Noi la conosciamo come grande stella del cinema hollywoodiano, lei conobbe un’infanzia di amare delusioni. I genitori divorziano quando Lana è ancora bambina. Il padre, minatore con il vizio del gioco d’azzardo, muore nel 1930 ucciso a seguito di una rapina. L’ex moglie Mildred si trova in immediate ristrettezze e Lana, che vive assieme a lei, fa presto i conti con la miseria.
     Insomma, basta dare una spolverata alle cronache dell’epoca per scoprire nel passato della bionda de Il postino suona sempre due volte un grande carico di sofferenze. E per ironia della sorte, esse sembrano acquietarsi nel 1934, quando un fotografo dell’Hollywood Reporter nota la quattordicenne intenta a sorseggiare un frappé al tavolo di un bar. Lana dà nell’occhio: è giovane, ma tradisce i lineamenti di quella che sarà una donna fatale e ammirata. Quel fotografo ci ha visto giusto. Lana diventerà una donna di successo, ma non per questo potrà dirsi felice.

     Lui: Woodstock (Illinois), Johnny Stompanato nasce in una famiglia italo-americana: gente semplice, brava gente. Johhny ha tutte le carte in regola per diventare un bravo ragazzo e sembra accostarsi con interesse alla carriera militare. Dopo un diploma alla Bonville, si unisce ai Marines. Durante la seconda guerra mondiale, Johnny prova il suo valore in svariate battaglie: nel 1945 sbarca in Cina. Proprio la Cina sarà la tomba dei buoni propositi di partenza. Perché Johhny è una testa calda, il tipo che non riesce a tenersi alla larga dai guai. Dopo una serie di fallimenti economici disastrosi (pare che, fra le sue iniziative, ci fosse stata anche l’apertura di un night club) e un matrimonio con una donna di sei anni più grande di lui che lo avvicina alla religione islamica, Johnny si stabilisce a Westwood e apre The Myrtlewood Gift Shop. Vende vasellame, oggetti di poco conto, tutta la merce che cerca di rifilare ai clienti puzza incredibilmente di fregatura. E’ la prima metà degli anni '50, una selvaggia criminalità fa di Hollywood una giungla. Johnny guarda con interesse i "poco di buono" dell’ambiente, il loro modo di fare soldi facili, di farla franca. E, come abbiamo premesso, è il tipo che non sa tenersi alla larga dai guai.

     Lana ha quindici anni ed è anni luce dal mondo di Stompanato. Vive in un mondo a parte, quello della cinepresa. Grazie al suo agente Zeppo Marx (dei fratelli Marx) inizia a recitare alcune particine per piccoli film. Mente spudoratamente sull’età e presto guadagna consensi: è bellissima e ha voglia di emergere. E ha anche un nomignolo: la ragazza del maglione. Lo deve al film Vendetta (They Won’t forget) di Mervyn LeRoy. E’ il 1937, la pellicola si rifà al famoso Furia di Fritz Lang e affronta il tema dell’uomo di colore che uccide la bella ragazza bianca. Lana Turner appare in video avvolta da un attillato maglioncino chiaro. Questa scena imprime il suo nomignolo a grandi caratteri nella volta celeste delle stelle. Sweater Girl. La ragazza col maglione. Un’immagine di innocenza e freschezza, un elisir di giovinezza e candore. Lana si getta nella carriera, film dopo film, senza temere sacrifici. Come quello che le spetta nel 1938, quando approda al cinema con The adventures of Marco Polo. Per recitare la sua piccola parte, le viene chiesto di radersi le sopracciglia: Lana accetta e scopre, anni dopo, che non le cresceranno mai più. Tanto che per tutta la durata della sua carriera l’attrice ha dovuto disegnarle con una matita. Secondo altri è l’uso di una colla speciale per "alzare" le sopracciglia in linea col modello orientale a privarla per sempre del sopracciglio sinistro.
     A ogni modo, il suo è uno sguardo da un milione di dollari: i film si avvicendano, il successo cresce e probabilmente esplode in modo inequivocabile con Il postino suona sempre due volte. E’ l’autentica consacrazione di questa "bionda diabolica" al mondo scintillante che si è scelta.
     Romanzo di James Cain e film del 1946 di Tay Garnett, Il postino suona sempre due volte è il fiore all’occhiello di un periodo in cui il cinema americano pone in luce le donne "cattive". Subdole e perfide, le protagoniste della nuova concezione cinematografica celano dietro lineamenti d’angelo le pulsioni più maligne e aberranti, gli istinti primordiali, la sete di vendetta. Un emblema di emancipazione che rischia di risultare inizialmente scomodo per le masse tradizionaliste e finisce con l’affascinare. Protagonista del film di Garnett è Cora, un’esplosiva bionda repressa alla quale Lana Turner presterà il volto. Cora vive una totale assenza di stimoli al fianco del marito, anziano e sempliciotto proprietario di una locanda, più interessato alle forme di una bottiglia che a quelle della giovane moglie. Quando Cora perde la testa per un vagabondo reclutato dal marito come garzone, il male entra prepotentemente in scena. Dapprima per via della tumultuosa relazione fra Cora e il giovane amante, poi per il loro efferato piano di uccidere il marito di lei. Lana Turner buca lo schermo con il viso pulito, lo sguardo profondo, intrigante, il bianco verginale degli abiti che indossa. Ed è una donna dall’animo sporco, una vile omicida, una stratega lucida e fredda. Al contempo, una femmina speranzosa, travolta dalla passione e dal desiderio, in ultimo umanizzata dal suo stesso desiderio d’amore verso il giovane amante.

     Nel 1948, due anni dopo l’uscita de Il postino suona sempre due volte, Johnny Stompanato del Myrtlewood Gift Shop ha deciso di imbarcarsi in una nuova avventura. Dopo aver frequentato i locali più in vista della movida, come il Florentine’s Garden e il Jacks’s at the beach, si è anche accaparrato l’amicizia (talvolta l’interesse) di dive del calibro di Anita Ekberg, June Allyson e Zsa Zsa Gabor. Tutte bionde e seducenti, quasi seguendo un preciso copione. E le bionde di Johnny si avvicinano a lui perché affascina, perché girano tante storielle sul suo conto: le più volgari lo dipingono come un consumato gigolo, capace di lasciare tutte senza fiato in camera da letto. Ma non dimentichiamo che Johnny Stompanato è soprattutto uno che non sa tenersi a debita distanza dai guai: un truffatore di bassa lega, un tipo losco che intrattiene strani vincoli coi vertici della polizia e non manca dal gettarsi in qualche brutto affare di taglio mafioso. Ben lungi dal bravo militare che i suoi avevano messo al mondo, Johnny intraprende un’autentica carriera criminale e diviene l’angelo custode di Mickey Cohen. Sono gli anni del proibizionismo dove molti puntano sullo smercio illegale di alcolici, la prostituzione, senza dimenticare i bordelli di altissimo livello dove le stelle del cinema amano confondersi e perdere il concetto di moralità. In questo scenario di corruzione, il re indiscusso è Cohen, uscito illeso da una sparatoria, un tipaccio bisognoso di protezione. Il suo guardaspalle sarà proprio Johnny.

     Sono gli anni del Codice Hays, il vero e proprio spauracchio delle star di Hollywood. Secondo questo rigoroso codice, ogni attore appartenente al bel mondo del cinema è tenuto a mantenere una condotta privata irreprensibile. Ecco forse perché Lana Turner ufficializza in matrimonio ben sette delle sue liaison sentimentali. Un modo per aggirare la lordura delle dicerie, per sopprimere i pettegolezzi su una vita dissipata. Niente sregolatezze: ognuno dei suoi uomini vanta il piccolo, sacro, formale peso di una fede al dito.
     A cominciare da Artie Shaw, suo primo marito: musicista, a suo tempo amore folle di Judy Garland. Il matrimonio è lampo, Lana ha diciannove anni e diventa moglie a Las Vegas. I due si presentano all’altare in pigiama, attirando le chiacchiere dei curiosi. Un matrimonio breve e turbolento che durerà meno di un anno, lasciando in dote a Lana il ricordo spiacevole di tre aborti: trattasi di una malattia genetica con la quale l’attrice dovrà trovarsi a fare i conti anche in futuro. Shaw è arrogante e possessivo, così Lana lo abbandona e sposa in seconda battuta Stephen Crane.
     Con Stephen, la donna è animata da un nuovo desiderio: quello di vincere la malattia e divenire madre. L’impresa le riesce ed è così che viene alla luce la piccola, desiderata Cheryl, frutto di un grande amore e tante battaglie, quali la trasfusione di sangue alla quale l’attrice è stata sottoposta pur di avere la bambina. Ma il sereno non dura a lungo: fra Crane e la Turner il rapporto s’incrina nell’aprile del 1944. In seguito Crane si rivelerà un buon padre e un uomo giusto, rimarrà vicino a moglie e figlia fino alla fine dei loro giorni, senza mai tirarsi indietro.
     E se Lana è facile moglie di uomini perbene, il lato passionale di lei la domina sempre e comunque, spingendola nell’occhio del ciclone per una serie di relazioni con famosi personaggi dello spettacolo. Cary Grant, Howard Huges e Frank Sinatra (che Lana definirà il vero, grande amore di tutta una vita). Assai turbolenta è la sua relazione con Tyrone Power, un amore quasi incompiuto, un’empatia mai sfociata in passione, osteggiata dalla moglie di lui: l’attrice lo ricorderà anni dopo come "colui che le ha spezzato il cuore".
     I veri grattacapi arrivano tuttavia con il terzo marito, Henry J. Topping. Un tipo avulso dal mondo delle star, così affidabile proprio perché tanto ordinario. Dopo un matrimonio di grande risalto pubblico, Lana conosce gradualmente il volto oscuro dell’uomo che ha scelto come marito. Scoprirà a fondo l’uomo che ha sposato dopo una plateale richiesta di matrimonio, senza essere nemmeno certa dei propri sentimenti, soggiogata dalla sua instabilità, dalle pulsioni che la rendono vulnerabile e talvolta ingenua. Henry ha un conto aperto con la bottiglia. Lana decide di rimanere nuovamente incinta e chiude un occhio sulla disgustosa dipendenza del nuovo marito, un po’ come era avvenuto a Cora nel film in cui ha recitato anni prima. Al sesto mese, la malattia genetica dalla quale è affetta le sferra un colpo basso: un aborto improvviso. Con Henry le scenate violente sono all’ordine del giorno, nemmeno una seconda gravidanza risolleva il rapporto coniugale. Alla decisione di Topping di chiedere il divorzio, la Turner tenta il suicidio: si recide i polsi, ingoia un flacone di sonnifero. Ma rimane in vita, continua a sorridere dalle foto delle cronache e nasconde fra i denti un dolore muto e disperato.

     Nel 1957 il destino della grande stella si incrocia con il grande buio di un uomo di nome Johnny Stompanato. Lana è reduce dal divorzio con Lex Barker. L’uomo pare sia stato accusato di molestie nei confronti della figlioletta Cheryl (avuta da Stephen Crane). Per la bionda di Hollywood è un periodo confusionale, la MGM non le rinnova il contratto e tutto sembra volgere al peggio. Lana ignora che di lì a due anni Imitation of life (da noi tradotto in Lo specchio della vita) le porterà un nuovo, travolgente successo. Ma nel 1957 ci sono tutte le condizioni per lasciarsi travolgere dalle promesse di un nuovo amante. La scelta ricade su Johnny Stompanato, l’ex militare col negozietto di articoli da regalo, divenuto fedele cane da guardia del boss mafioso Mickey Cohen: egli la sottopone a una corte spietata, mentendo inizialmente circa la propria identità.
     La nuova relazione, tuttavia, si manifesta da subito cigolante. Johnny Stompanato ha un temperamento focoso e aggressivo, i suoi toni sono sempre più vicini alla minaccia che alla raccomandazione. E poi è geloso, quasi patologicamente. Mal tollera il mestiere di Lana e lo dimostra quando irrompe sul set e dà luogo a una scenata, accusando l’attrice di avere una tresca con Sean Connery, co-protagonista del film. A nulla servono le rassicurazioni di Lana: Johnny non si fida, non vuole perderla, talvolta si intrufola in casa Turner e la aspetta al buio in camera da letto. Per Lana, Johnny è un carnefice e un idolo: "Provavo per lui un’assoluta fascinazione che andava ben oltre il letto", spiegherà in seguito nella propria autobiografia.
     Quindi la bella odia la bestia, disprezza i suoi modi, ne ha un timore folle ma al contempo lo cerca, non riesce a recidere il filo che la tiene legata a lui. Inorridisce e strilla quando lui minaccia di uccidere la madre Mildred e la figlia Cheryl, poi torna paziente a rassicurarlo e lo prega di ragionare. E’ una sindrome di Stoccolma sottile, che strizza l’occhio al sadomasochismo o forse al disperato bisogno di aggrapparsi a qualcuno. Lana tiene duro, anche quando Johnny tenta di soffocarla con un cuscino: tenta disperatamente di tenere in piedi le apparenze, si propone di non lasciar trapelare nulla, regala a Cheryl l’illusione che sia tutto sotto controllo, che Johnny sia soltanto un po’ nervoso. Anche quando lui inizia a fare sul serio e mena le mani.
     Truccatori del grande cinema, anni dopo, racconteranno le prodezze che hanno messo in atto per "nascondere i segni sulla faccia di Lana": l’ingrata ricompensa del suo amante geloso, schiaffi e pugni senza pietà. Talvolta il suo viso sorridente in copertina rivela strani gonfiori, uno sguardo affaticato e sovraccarico di trucco. Quasi citando il film che la porterà a un rinnovato successo nel 1959, Lana vive l’imitazione della vita: offre l’illusione di essere la biondina col maglione bianco, la stella dallo sguardo magnetico e il fascino sornione. E sotto questa menzogna accatasta un bagaglio scomodo di violenze domestiche e di amore cieco per un criminale.

     Imitation of life è un film di Douglas Sirk, un melodramma tutto al femminile che il pubblico accoglierà a suon di applausi. Lana Turner è l’indiscusso cardine della storia narrata, sebbene accettare il ruolo di protagonista le sia costato caro. Lora Meredith è una vedova in ristrettezze economiche con una figlioletta a seguito. Quando si avvicina al mondo luccicante di Broadway, la sua vita muta radicalmente: viene catapultata nel lusso e nell’abbondanza, perdendo di vista il rapporto con la figlia, anteponendo i suoi amanti alla bambina. Di qui si dipana una storia fatta di lacrime, batticuori e pregiudizio razziale. Ma Lana tentenna, è incerta se calarsi nei panni di Lora. Quei panni sono sin troppo famigliari e le fanno pensare a Cheryl, alla sua carriera scoppiettante e fatta di grandi assenze da casa. In virtù di questo, probabilmente, la sua interpretazione viene giudicata la migliore di tutta la carriera cinematografica.
     L’intensità drammatica di Lana deriva dalle ferite del suo trascorso personale. Dall’idea di Cheryl, troppe volte costretta ad assistere agli eccessi d’ira dei suoi amanti e pur sempre cullata in quella confortevole "imitazione di vita". Sprechi, lussi, feste, pony, automobili, vacanze. Le sfrenate meraviglie del mondo che ha visto Julia Turner barattare se stessa per Lana Turner: ben più attraente e celebre, avvezza agli agi, facile alle storie d’amore che per un istante sembrano magiche e infinite e, l’attimo dopo, rivelano finali ben diversi. Così Lana, sullo schermo, si dona al pubblico a piene mani: non fa mistero della sofferenza, della nevrosi, della Lora che è diventata col tempo.

     Johnny scalpita perché Lana lo porti con sé, da qualche tempo. Vuole partecipare alle occasioni pubbliche, alla mondanità della compagna. Lana cerca invece di limitare la presenza di Johnny al suo fianco: il codice Hays potrebbe storcere il naso sulla sua turbolenta relazione con un tipo invischiato in traffici mafiosi. La bionda sa di avere al fianco un poco di buono, ma non vuole sbarazzarsene: deve dare un’impressione di normalità, gestire ogni dettaglio e assicurarsi la tranquillità di Cheryl.
     Solo in quello sfortunato 1958 (un anno prima di approdare allo schermo nei panni di Lora), asseconda un istinto di autoconservazione. Inizia a viaggiare, cambia meta con sistematicità, tenta di seminare Johnny: Londra, Los Angeles e Acapulco, l’attrice prende a girovagare come una pedina impazzita e si trova puntualmente al cospetto del suo persecutore. Johnny è un uomo potente, un uomo con gli informatori giusti e, soprattutto, non è disposto a fare a meno di lei. Ogni volta che Lana mette un piede a terra, si trova davanti Johnny Stomp Stompanato. E viene punita per i suoi capricciosi vagabondaggi a suon di botte, come Johnny è abituato a fare. La situazione precipita, la Turner si trasferisce in Bedford Drive, cerca di far perdere le sue tracce. Per tre giorni la vita le sorride a fianco della figlia Cheryl, con la quale sta tentando di recuperare un rapporto: le due donne sono prese dalla disposizione dei mobili, dalle confidenze, dal divertimento e dalla voglia di stare sole, unite. Ma bastano tre giorni perché Johnny risalga al nuovo indirizzo e si presenti alla porta, inferocito.

     E’ subito chiaro che la bella casa di Bedford Drive non terrà lontani i guai e i seccatori del calibro di Johnny. La cosa è chiara anche a Cheryl, che non è più una bambina, ha quattordici anni ed è stata troppe volte spettatrice di scene di violenza, per quanto sua madre si sia sempre prodigata a nasconderle. Per Cheryl l’arrivo di Johnny è una vera catastrofe. Poiché, per una volta, riusciva finalmente a passare del tempo con la madre, sanando le sue ferite antiche con l’affetto che ha sempre cercato di darle. In quegli ultimi giorni assieme, Lana si era aperta, aveva addirittura ammesso con la figlia di essere stata molte volte malmenata, avevano diviso la stessa paura, lo stesso dolore. Avevano ipotizzato un futuro e un modo per risolvere le cose. Ora invece, Johnny è di nuovo fra loro e con minacce più angoscianti del solito: Cheryl l’ha sentito dire che intende sfregiare il volto di Lana così da impedirle di recitare ancora.
     E’ il Venerdì Santo, il 4 aprile del 1958, Lana ha avuto ospite un conoscente durante il pomeriggio e la cosa ha mandato Johnny su tutte le furie. Irrompe in casa alle venti e dice a Lana che non intende andarsene, che vuole passare la serata con lei, che esige spiegazioni per la presenza di quell’ospite pomeridiano. L’attrice lo prega in tutti i modi di andare a parlarne in un luogo appartato per impedire a Cheryl di udire le loro grida. Dopo una lite feroce sulle scale di casa, Johnny la trascina in camera da letto dove si abbatte su di lei con violenza. Fuori dalla porta si avverte un tintinnio leggero: è Cheryl col suo braccialetto di sonaglini, sta acquattata dietro alla porta e bussa chiedendo di entrare. Lana le ordina di andare via senza aprire la porta e la sente allontanarsi.
     Ma ricominciano le grida e il trambusto della colluttazione, accompagnati dalla minaccia di Johnny di sfregiare il viso della sua amante. Poco dopo, il tintinnio del braccialetto torna a farsi udire da dietro la porta. A nulla serve chiedere a Cheryl di tornare al piano inferiore.
     Lei c’è già stata, al piano inferiore.
     E’ stata in cucina.
     Quando riesce finalmente a farsi aprire la porta si avventa su Johnny senza tentennamenti. Col coltello da cucina (23 centimetri di lama) che ha appena recuperato gli infigge un solo colpo, alla pancia. Sfiora un rene e recide l’aorta, quel gesto disperato e dettato dalla collera è paradossalmente di una precisione quasi chirurgica.
     Johnny Stompanato muore così, steso a terra, senza una massiccia fuoriuscita di sangue e in un colpo solo. In piedi nella stanza ci sono solo due donne, sconvolte. Una è certamente fra le attrici più famose di Hollywood. L’altra è la donna che l’ha salvata.

     L’accanimento mediatico sul caso Turner è di proporzioni facilmente prevedibili. Saltano presto fuori le piste più impensate e tutto il marcio sottocutaneo di quella grande "storia d’amore sbagliata". La stampa mette le mani su alcune lettere scottanti fra Lana e Johnny dove il registro utilizzato è talmente sconveniente da far rabbrividire. Gli avvocati di Lana ricevono, giorni dopo, alcune foto dell’attrice nuda, foto che Johnny le avrebbe scattato per ordire un ricatto. Ecco quindi che viene tirata in ballo una nuova, probabile pista. L’italoamericano stava forse ricattando la splendida regina del cinema? E la Turner aveva pianificato di ucciderlo con lucida freddezza? Molti tasselli non trovano posto nel mosaico tutto femminile e piuttosto confuso delle due donne. Il coltello non riporta impronte, ci sono i capelli di entrambe le donne sul manico e presto un’ondata di dubbio travolge l’opinione pubblica.

     E’ stata davvero Cheryl l’esecutrice dell’omicidio?
     O forse questa ragazzina troppo a lungo privata dell’amore materno ha voluto manifestarle il suo attaccamento viscerale mettendo a tacere uno scandalo che sarebbe costato alla madre il carcere e la fine della carriera?
     Durante il processo, Lana rischia più volte di perdere i sensi, piange in modo strozzato, palesa un grande disordine nervoso. I maligni diranno che è "un’interpretazione da Oscar". Cheryl, invece, viene trovata quel 4 aprile con la testa sulle ginocchia della nonna, sconvolta e poco lucida.
     "Sono stata io", continua a ripetere, "per impedire a Johnny di fare del male alla mamma".
     Eppure c’è qualcosa che non convince, in questa storia. Pare addirittura che la Turner, successivamente al processo, sborsi tangenti per mettere a tacere Cohen, il boss che aveva scelto Johnny come angelo custode. In questa vicenda, pare di trovarsi di fronte all’imitazione di un omicidio in una "imitazione di vita". Copione brillante per un film, ma poco credibile nella realtà. La ragazzina appena quattordicenne che brandisce un coltello da cucina senza fare una piega, che mira al punto giusto e che uccide il carnefice della madre.
     Rimarrà un mistero per tutti, noi compresi. Cheryl verrà assolta, il suo gesto sarà ricondotto all’autodifesa e dovrà scontare un breve periodo in una casa di correzione. C’era da aspettarselo, ribadiranno i maligni, perché Cheryl è minorenne e addossare la colpa a lei era una garanzia. Si sapeva che, alla fine, non le avrebbero torto un capello. Ben più insidiose sarebbero state le conseguenze se le colpe fossero ricadute su Lana.
     Entrambe le donne hanno ribadito la versione dei fatti che gli inquirenti conoscono in due autobiografie, tempo dopo. La carriera della Turner è proseguita fra titoli eclatanti e applausi, tutti hanno mantenuto una blanda memoria del caso Stompanato come un incidente di percorso, un esempio di semplice autodifesa, quasi una prova di coraggio per una ragazzina legata alla madre.
     E se Cheryl avesse coperto e salvato la sua stella? Se addossarsi la colpa della fine cruenta spettata al grande buio di nome Johnny fosse stata una prova di coraggio ben più grande di quella che si è ipotizzata?
     Come nei film di Lana, scorrono repentini i titoli di coda su una storia che sa di emotività, di colpa e di segreti. Noi siamo solo il pubblico, a noi vengono raccontate le storie e lasciata la possibilità di immaginare un finale tutto diverso.
     A noi piace pensare a queste due donne in un finale d’amore. Un amore che trionfa sull’imitation of life delle grandi stelle.






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