
Liaison dangereus
a cura di Marta Abbà
Esordisce sui siti online tedeschi questo frammento
croccante di sensualità, un quadratino da ingrandire
eventualmente a video, la scheggia di una bomba. Infatti
scatena subito polemiche e indignazione. Ora è pronto
per raggiungere la Francia attraverso l'emittente
France24. Nessuno scrupolo e nessuna frontiera per
questo "sexy spot" di Liaison Dangereuse, azienda
d'intimo tedesca, che vede come protagonista Miriam
Wimmer, famosa modella tedesca.
Pensiamoci, la réclame intende promuovere un
messaggio chiaro e positivo: l'essenza e la bellezza di
una donna non dipendono da ciò che indossa
esteriormente. Le reazioni? I religiosi islamici non
hanno gradito l'accostamento tra il niqab e la
sessualità, sconcerto invece tra gli studiosi
occidentali che in parte ritengono lo spot un'opera di
denigrazione della cultura musulmana attraverso la
mistificazione del vestito che in parte la rappresenta o
comunque la richiama.
In Francia, intanto, è stata approvata la legge che
vieta alle donne di indossare il velo integrale. Alcune
voci sul web definiscono il prodotto creativo tedesco un
giocare con fuoco pericoloso, altri richiamano alla
memoria vignette sull'Islam e magliette di Calderoli
come fenomeni analoghi (???).
Io guardo il video e ne rimango estasiata nella mia
innocenza, o forse troppo catturata dalla magia delle
immagini, non cerco dietrologismi e messaggi politici.
Sinceramente, anche con il senno di poi, alla terza
visione, non trovo che la maniera in cui il velo è
rappresentato sia un invito a riflettere sulla cultura
islamica e sulle tradizioni, o meglio ritengo che sia
stato considerato questo come uno dei tanti esempi di
situazioni in cui "la bellezza si cela in posti
apparentemente nascosti o inaspettati secondo gli
stereotipi". Per quel che mi riguarda continuerei la
serie di spot con altre culture e altri stili magari
occidentalissimi ma che sembrano mortificare la bellezza
e la femminilità dei corpi. Esempi? Quel "falso
trascurato" tanto esposto nelle vetrine di
Montenapoleone, "l'alternativo", a volte vestiti che
sembrano stomaci di bue svuotati e con qualche "pences".
E' chiaramente secondo me una mera questione estetica
quella che si voleva affrontare nello spot, dato che il
velo effettivamente e insindacabilmente non permette la
vista della biancheria intima non facendone intuire la
presenza. Ma anche il kimono. E anche molti altri capi
di vestiario "made in Italy".
Riguardatelo: è un inno alla donna e alla bellezza,
all'erotismo esprimibile sempre se lo si possiede nelle
vene e nei pori della pelle, è un inno alla libertà di
parlare di eros, forse argomento più scomodo e meno
gettonato di tante polemiche Occidente vs Islam che
prendono piede a ogni angolo del nostro continente. |
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3 Commenti:
Giovanni Altieri
22/02/2010
Ottimo compendio storico-religioso, pregevole connubio tra
sacro e profano. Eccellente omaggio alla femminilità. Sublime
pensiero alla donna |
Luca Ducceschi

06/02/2010
Secondo me è uno spot intelligente, oltre che
magistralmente girato. Troppo spesso ci si dimentica che il vero
problema non è una donna con il velo: il problema è di quella
donna che il velo è magari costretta a portarlo... Lo trovo un
inno alla femminilità e alla bellezza. Del resto fioccano le
immagini di nudi con addosso solo un crocefisso, o di perizoma e
minibikini a stelle e strisce... guai quando i simboli
(politici, religiosi, ecc.) oscurano la naturalezza della
sensualità. Trovo sia questa la vera mancanza di rispetto |
Evi
05/02/2010
Io non vedo tutto questo inno alla bellezza. Dai, diciamoci
la verità: questo spot è provocatorio e, per quanto non ci sia
erotismo fine a se stesso, l'erotismo è appunto fine a qualcosa
di più "scandaloso". E con scandaloso intendo legato allo
scandalo (non scandaloso per dire osceno). Io penso che ogni
Paese abbia le sue tradizioni, i suoi ritmi, e perché siamo
sempre noi a disturbare gli altri? Perché questa azienda non ha
fatto la stessa pubblicità con uno scozzese e un paio di bei
boxer sotto il kilt? Pensate che lo spot, se fosse stato fatto
senza richiamare i musulmani, le loro idee e il loro "strano"
modo di vestire, avrebbe fatto così successo? Forse non avranno
venduto nemmeno un paio di slip, comunque, ma sicuramente adesso
metà della comunità di internet conosce Liaison Dangereus. E non
per ciò che vende, ma per "come" lo vende. Io lo censurerei per
rispetto alle altre comunità |
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