
Luca
Ducceschi
a cura di Marta Abbà
novembre 2009
Anno 1977, Luca Ducceschi ha scritto cinque romanzi
più un centinaio di racconti spaziando dall'horror al
cosiddetto "romanzo generazionale", dall'erotismo al
noir, dal pulp alla semplice narrativa di
intrattenimento. Da sempre occupato nel sociale, si
dedica alla scrittura da parecchi anni. Il suo ultimo
romanzo - classificato nel genere erotico ma nel quale
si trova sprazzi di giallo qua e là - è "Gioco di voci".
Quando, come e perché hai
iniziato a scrivere e come mai ti sei avvicinato al
genere erotico?
Ho iniziato a scrivere intorno a 15 o 16 anni
come naturale conseguenza del mio amore per la lettura.
Seguivo (e seguo) la regola dello scrivere ciò che mi
piacerebbe leggere. E poiché ho sempre apprezzato quando
in un libro trovavo sequenze "particolari" (mi viene in
mente una scena di intimità tra due ragazzi sulla
spiaggia in Ossessione di Stephen King) è stato
naturale anche inserirle nei miei lavori. Da qui ad
arrivare poi a scrivere romanzi e racconti dedicati al
solo genere erotico il passo è stato breve. In fondo
viene naturale scrivere di quello che si conosce, e il
sesso fa parte della nostra quotidianità in misura assai
maggiore che non le indagini di polizia o i vampiri.
Hai spaziato molto nella produzione
delle tue opere: c'è un genere che preferisci?
Se potessi scegliere, ti direi horror tutta la
vita. Riuscire a entrare in empatia con un lettore al
punto da riuscire a spaventarlo - o quantomeno a
inquietarlo - è una sfida stimolante. E soprattutto è un
territorio narrativo in cui mi viene naturale muovermi,
sebbene sinora abbia pubblicato relativamente poco
materiale horror.
Trovi delle affinità tra la scrittura
di genere noir-pulp, quella fantasy e quella di genere
erotico?
Tra orrore ed erotismo le affinità che possono
esserci nascono da quanto detto sopra: la paura e il
desiderio sono emozioni intime e profonde, e riuscire a
sfiorarle per uno scrittore significa mettersi in gioco
con tutto se stesso. Riguardo al noir e al pulp, in
comune con l'erotismo hanno forse la necessità di
"raccontare le cose come stanno" da parte di chi scrive
per risultare credibile. A costo di apparire scurrili o
politicamente scorretti. Bukowski ha scritto pagine di
grande erotismo, certo sporco, puzzolente e non
proponibile in salsa patinata come il Playboy show o il
costumino delle veline. Ma del resto, cito anche King,
"un buon racconto non ha bisogno di alcuna
giustificazione". Certo, poi sono i lettori a dover
decidere se un racconto sia buono oppure spazzatura. Ma
ciò che è spazzatura per uno può essere gradito da
altri. Non vedo problemi in questo.
Quale tipo di disagio è quello con cui
entri maggiormente a contatto sul posto di lavoro? Le
realtà che hai tutti i giorni sotto gli occhi, in che
modo - se lo hanno fatto - hanno influito sulla scelta
del soggetto del tuo romanzo?
Si tratta di un disagio di tipo psichico. Non
ha influito minimamente nella stesura del romanzo, anche
perché in realtà Gioco di voci è nato
originariamente come racconto scritto di getto parecchi
anni fa.
Il romanzo risulta essere una visione
dell'amore e dell'attrazione fisica dal punto di vista
maschile, dall'inizio alla fine; hai mai pensato di
cambiare prospettiva? Pensi che potrebbe crearti
problemi?
Assolutamente no, nessun problema. Ho scritto
un romanzo, a oggi inedito, Zucchero filato (di tela
di ragno), con forti momenti erotici e in cui la
protagonista è una ragazza. Il punto di vista maschile
in Gioco di voci nasce dal fatto che, di getto
e senza che la cosa fosse pianificata, ho scritto
utilizzando un "io lirico", quindi una narrazione in
prima persona. Non è un lavoro autobiografico
(intendiamoci, l'ho scritto a vent'anni e a quell'età
molti uomini venderebbero l'anima al diavolo per
condividere le esperienze di Lorenzo con Sabrina) ma,
essendo raccontato in prima persona, tutto ciò che il
lettore conosce lo conosce attraverso idee, dialoghi,
azioni del protagonista. Ecco perché è un punto di vista
maschile al 100%. O meglio, il punto di vista di un
maschio, Lorenzo. Per fortuna non siamo tutti così.
L'intero romanzo parallelamente alla
relazione tra Lorenzo e Sabrina costituisce anche un
preciso ritratto di una generazione. Trapelano
impressioni e giudizi, a volte anche contrastanti; la
mia impressione è stata un mix di pena e tenerezza. Cosa
ne pensi?
Sono d'accordo, è una chiave di lettura che
condivido. E il confine tra chi è l'adolescente e chi
dovrebbe invece essere una figura matura e consapevole è
molto labile. Mi interessava raccontare una storia di
sconfitte più che non una semplice storia di sesso e/o
amore.
Ti sei ispirato a qualche particolare
situazione per dipingere in tal modo gli adolescenti di
oggi?
No, però ho cercato di raccontare le cose come
accadono e di far parlare i protagonisti come
parlerebbero persone in quella situazione. Faccio un
esempio: Cento colpi di spazzola di Melissa P.
è un libro che non ho molto apprezzato, non tanto per la
storia che racconta ma per il modo in cui lo fa. Il
linguaggio, l'atmosfera, la tensione narrativa mi hanno
dato un'idea di artificiosità. E mi è risultato poco
credibile.
Corrisponde al tuo reale giudizio
oppure è semplicemente una scelta funzionale al romanzo?
In parte corrisponde a un mio reale giudizio.
Troppe persone non sanno assumersi la responsabilità dei
sentimenti o del voler vivere una legittima e condivisa
esperienza di solo sesso, e questo genera spesso
catastrofi e logorii di rapporti che invece avrebbero
potuto dare molto ai soggetti coinvolti. Si deve essere
liberi di fare tutto, ma non di far male a chi ci vuole
bene. E usare l'amore per ottenere sesso è una cosa che
a uno dei due fa male.
L'assenza di una compagnia di amici e
di un qualsiasi legame familiare fa comparire Lorenzo
come un uomo molto solo. Questa scelta vuole essere una
fotografia istantanea di molti appartenenti alla sua
generazione? Una critica implicita o solo una fotografia
della società odierna?
Lorenzo ha finito con il delinearsi da sé,
come spesso accade quando capita di lasciarsi
coinvolgere dalla scrittura. Capisci che la storia sta
andando bene quando i personaggi agiscono da soli e
fanno cose che sorprendono anche te scrittore. Lorenzo
ha comunque un amico, è una persona cui amici e
occasioni di conoscerne altri non mancano.
Nella storia è chiaro ed
esplicitamente presente il tema dell'ossessività nel
sesso, l'iperconsumo. Azzarderesti ad affiancare
l'ossessione del sesso con altri tipi di ossessione con
cui magari entri in contatto durante l'attività
lavorativa che svolgi (droga, alcol, cibo...)?
No, non azzarderei. Certe ossessioni fanno
male. A Lorenzo e Sabrina non ha fatto male il sesso, ma
una certa ipocrisia. Credo che a Lorenzo sarebbe presto
passata la sbandata per la ragazza vista in televisione
se lei non avesse deciso di approfondire la conoscenza.
Quanto ti sei divertito a scrivere
Gioco di voci?
Moltissimo. Anche perché fino alla penultima
pagina non sapevo cosa sarebbe accaduto alla fine e,
come hai letto, è l'ultima pagina a dare un senso alla
storia. E' stato come guardare un film, anche per me.
In un'intervista a Nuovasesto.net
dichiari di voler crescere come scrittore accettando
serenamente critiche e consigli. Qual è la critica che
più ti ha ferito o colpito? E perché?
Francamente di critiche che mi abbiano ferito
non ce ne sono state tante. Forse è questo che dispiace:
se più gente potesse leggere il libro di certo ne
arriverebbero. Anche se in realtà sono ben altre le cose
dovrebbero ferire. Sono state invece alcune critiche
positive che mi hanno fatto molto piacere. Più che
critiche si è trattato di confidenze riguardanti
l'influenza che la lettura di Gioco di voci ha
avuto anche sulla sfera privata, da parte di persone
diverse tra loro per estrazione e attitudine. Grandioso.
Cosa pensi della considerazione di cui
gode oggi la narrativa erotica nell'immaginario pubblico
e negli scaffali delle grandi librerie?
C'è un buon equilibrio tra la pruderie che
vorrebbe bollare l'erotismo come sottogenere di
schifezze e la naturale curiosità insita nel dna per una
sfera dell'esistenza umana tra le più sani e naturali.
Devo dire, però, mia modesta e opinabile visione, che si
trovano troppi titoli stranieri che raccontano un
immaginario erotico e una quotidianità che non ci
appartiene. Dopodiché, nel sottobosco della
microeditoria si trova di tutto, ma in tal caso abbiamo
un problema di distribuzione e visibilità con cui ci si
scontra tutti i giorni.
Secondo te perché la maggior parte
degli autori di letteratura erotica sono donne?
Bella domanda. Forse perché, pubblicandole, un
editore spera che gliela diano più facilmente di una che
scrive thriller o storie di folletti. Scherzi a parte,
non saprei. Molti titoli escono con pseudonimi
femminili, ma non è detto che a scrivere sia davvero una
donna. Forse perché la narrativa erotica viene letta
soprattutto da donne (di solito gli uomini preferiscono
cose più spicce tipo youporn.com) e di conseguenza
spesso finisce che, chi legge, poi si mette anche a
scrivere.
Dopo Gioco di voci
ripeteresti l'esperienza della scrittura di un romanzo
erotico?
Sicuramente sì. Ma finora è capitato solo in
occasioni di racconti, sia scritti ad hoc per varie
selezioni editoriali, sia finiti poi su altre raccolte.
Ti sei scontrato con pregiudizi e
stereotipi nella scelta del genere erotico?
No, anche perché caratterialmente tendo a
rimuovere un certo tipo di situazioni. Se poi un giorno
le mamme dovessero cambiare marciapiede mentre sono a
spasso coi bimbi per non incrociare il cammino con
"quello che scrive schifezze", be', sarebbe grande. Più
che altro c'è stato uno stereotipo sfatato in senso
inverso, ossia parecchie lettrici donne hanno commentato
una sorta di "finalmente un po' di buon sesso scritto
come lo si fa", e questo è un approccio che in linea di
massima ci si aspetterebbe da un maschio, pensando
sempre all'immaginario erotico femminile come a un
qualcosa di cerebrale e riflessivo.
Una domanda per te come per tutti gli
altri autori intervistati è d'obbligo: se dovessi
associare l'erotismo a un colore, quale sceglieresti?
Escludendo lo scontatissimo rosso, penso alla
lingerie che preferisco e ti dico il nero. |
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3 Commenti:
Evaebasta
07/10/2010
Erotismo, sesso, complicità, paura, attesa, estasi,
piacere, dolore e... amore ancora e ancora... io però scrivo
poesie... ciao |
Sociology
11/12/2009
Ma sì! Ha proprio ragione Luca: si può tranquillamente
scrivere di sesso riuscendo a farlo senza infrangere le regole
della buona scrittura. E magari indurre più facilmente qualcuno
a leggere. Dall'intervista si coglie che si tratta anche di una
persona gentile. Ed equilibrata. Dunque ha ragione il sig.
Alessio Valsecchi a gioire per averlo come giurato. Ma non ha
perso un valido concorrente? Auguri |
Alessio Valsecchi
07/12/2009
Luca è un ottimo scrittore e una grande persona, è un
piacere per me averlo come giurato al concorso sanguinario
Valentino ;-) |
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