
Mary
Barbara Tolusso
a cura di Paola Levi
ottobre 2010
Classe 1967, laureata in Lettere Moderne, vive tra
Trieste e Milano dove lavora come giornalista. Ha
pubblicato - oltre ad alcuni volumi di poesia - il
romanzo "L'imbalsamatrice", storia di una giovane donna
sfrontata e in qualche modo estrema. Storia di N. -
senza nome, quindi, in un anonimato voluto -
imbalsamatrice di persone defunte impegnata a
esorcizzare a modo suo il labile confine tra la vita e
la morte.
Nel tuo recente libro
L'imbalsamatrice descrivi la vita di N., giovane
donna che lavora preparando i cadaveri per il loro
funerale. Toccando quindi ogni giorno la realtà della
morte, N. cerca poi ogni notte "la vita" attraverso
corpi che sappiano soddisfare la sua energica sessualità
e che possano forse così attenuare il contrasto tra la
vita e la morte. La luce del giorno è quindi
accompagnata dalla tetra morte mentre il buio della
notte risulta illuminato di vitalità. Questa
contrapposizione vuole dimostrare la convivenza degli
opposti, serve a enfatizzare l'atteggiamento ironico e
scanzonato di N. nei confronti di vita e morte o vuol
far riflettere su qualcos'altro?
Non mi ero accorta che N. predilige il
sesso notturno, ma è probabile che la maggior parte
degli incontri avvengano a fine giornata anche perché,
sinceramente, vederla destreggiarsi di giorno con le sue
amanti sopra i tavoli di un'agenzia di pompe funebri lo
trovavo piuttosto banale. In N. convivono sentimenti
estremi e in contrasto, forse in un ordine opposto a
quello che appare. N. in realtà è molto più vitale con i
cadaveri, che sembrano più in salute dei vivi, con loro
parla e si confronta. Mentre di notte si anestetizza
totalmente alla ricerca di una sessualità meccanica e
decisamente poco erotica.
Molte donne contemporanee sono di giorno, come N.,
emancipate lavoratrici ma la loro notte, al contrario
delle notti di N., è racchiusa nel privato. N., quindi,
non rappresenta il modello tipico di donna odierna. E'
questa una provocazione, un elemento su cui riflettere o
vuoi trasmetterci un altro messaggio?
No, per carità, nessun messaggio; certo
mi piace pensare a una donna che se ha voglia di fare
sesso facile, come può capitare a chiunque, si
gratifichi nel suo desiderio con un amico, un amante o
un escort gigolò; sai ce ne sono di bellissimi, ho avuto
modo di conoscerli tempo fa per un servizio
giornalistico, sani, robusti e onesti ragazzi che si
guadagnano da vivere. E si guadagnano da vivere davvero,
per cui io non sarei sicura che le donne oggi non
approfittino della loro emancipazione, su più fronti.
Detto questo, quello che in fondo mi stava a cuore di un
personaggio come N. è che risultasse un ibrido, né
maschio né femmina.
N., pur essendo bisex e
incontrando ogni notte molte donne diverse, si è
innamorata solo di un uomo. Perché N. non si lascia
andare, non si invaghisce mai di una donna? Questo vuole
alludere al semplice timore delle donne di abbandonarsi
ai sentimenti o piuttosto a qualcos'altro?
E' molto semplice: a N. piace di più
scopare con le donne, non è che per questo ci debbano
essere reconditi significati. N. si innamora degli
uomini e le piace il corpo delle donne, o forse prima o
poi si innamorerà anche di una donna. Io tenderei a
leggere questo atteggiamento tra i mille atteggiamenti
di una società finalmente evoluta. Ci sono un sacco di
uomini che si innamorano solo di donne, ma preferiscono
scopare con i trans. Ci sono un sacco di lesbiche che si
innamorano delle donne, ma non disprezzano sessualmente
l'uomo, ci sono un sacco di donne che si innamorano solo
di uomini ma prediligono il vizietto con le donne e ci
sono un sacco di uomini che si innamorano di donne e
preferiscono scopare solo con donne, ma insomma, le
combinazioni sono infinite. N. non ha problemi con
l'altro o con il proprio sesso, più che altro ha
problemi con se stessa, presa com'è a difendersi, a
distruggere un rapporto prima che questo distrugga lei.
E d'altra parte ha imparato a sue spese che anche la
persona più cara, anche la persona che ci ama di più può
scomparire da un momento all'altro.
Il padre di N. in punto di morte
le raccomanda "Non farti fregare". A cosa voleva
alludere con questa brevissima ma significativa frase?
Povera N., lì tanto a idolatrare il babbo
che se n'è andato lasciando in eredità questa perla di
saggezza. Anche se il padre scomparso aveva, magari,
tutte le intenzioni di comunicare qualcosa d'altro: non
farti fregare dalla vita, non farti fregare dal lavoro,
non farti fregare dal potere, non lo sapremo mai, perché
non ha fatto in tempo a spiegarsi; ma la formula era
sbagliata. N., in fondo, capisce solo quello che vuole
capire e assume questo definitivo suggerimento come
principio. Inizia così, con una morte e tre parole la
sua spietata guerra contro la vita, complicata dal fatto
che lei - di vita - ne ha parecchia dentro.
N. non è un personaggio di
routine e sarebbe quindi più facile pensarla in una
grande metropoli, dove si trova di tutto, e non in una
semplice città. E' forse per rivoltare anche questi
stereotipi comuni, per insinuare dubbi, per trasmettere
l'insicurezza di fondo del tempo che stiamo vivendo che
il libro è ambientato nella tranquilla e sonnolenta
Trieste?
Trieste era l'ideale per il tipo di
ambientazione del romanzo. E' una città dalla vitalità
compressa, una grande capitale decaduta, piena di vecchi
e di un passato che non passa, insomma una città
funeraria e in pompa. A livello romanzesco funzionava,
naturalmente credo che ci siano più N. a Milano o a New
York, ma a scavarci le troviamo anche a Poggibonsi, le
troviamo ovunque. Chi non è in conflitto con se stesso?
Qual è il messaggio chiave che
L'imbalsamatrice vuole comunicare al lettore?
Non ho mai pensato a un messaggio quando
ho scritto L'imbalsamatrice. Volevo solo
raccontare una storia. Dobbiamo morire, siamo qui e
tentiamo di distrarci, ognuno a suo modo, che altro c'è
da dire? L'unico pensiero di cui sono costantemente
preda è questo: non ho niente da dire a nessuno, devo
morire e mi girano le palle. Per me le presentazioni
sono un tormento, oltre al fatto che devo spostarmi - io
odio spostarmi - metti insieme le due cose: non ho
niente da dire e devo spostarmi da casa, una tragedia,
devo andare là a dire che non ho alcun messaggio da
comunicare se non che sono incazzata perché ogni minuto
è un passo verso la tomba e che questa bandita di N.
pare non accorgersene. Tutto qua. Guarda, è roba da
ridere per quanto tragica, e infatti si ride abbastanza
con questo libro.
Si legge che vivi tra Trieste e
Milano, lavori come giornalista collaborando con diverse
riviste e quotidiani e ti occupi anche di consulenza
editoriale. Con tutte queste attività cosa ti ha portata
alla letteratura erotica?
Ecco, vorrei puntualizzare che non mi
piacciono i generi, un libro o è buono o è cattivo, ma
se è buono prescinde da qualsiasi genere, così come se è
cattivo. Di che genere è La Recherche di
Proust? O I canti del caos di Moresco, per fare
degli esempi più vicini in spazio e tempo? E ti assicuro
che lì di sesso ce n'è parecchio, ma non ha niente a che
fare con il "genere". Un buon giallo prima di essere un
buon giallo deve essere un buon libro. Così come una
buona poesia di satira sociale prima di essere satira
deve essere poesia. Senza paragonarmi agli illustri
esempi, credo però che L'imbalsamatrice sia un
buon libro, di genere Tolusso, così come credo che certe
mie prove poetiche siano pessime, per quanto da alcuni
sistemate in un catalogo minimalista, satirico,
realista, in realtà non sono nulla perché non sono
poesia.
Come direttore responsabile de
L'Almanacco del ramo d'oro, quadrimestrale di poesia e
cultura, ti occupi di indagini e riflessioni intorno
alla poesia. Tu stessa ti sei più volte espressa in
questo campo e hai raccolto positivi commenti. Secondo
te, rispetto alla narrativa erotica, la poesia erotica è
meno diffusa, meno rilevante o in cosa si differenzia?
Anche in questo campo sopravvive il luogo
comune, spesso sostenuto dalle donne, chissà perché sono
loro a scrivere più "poesie erotiche", non l'ho mai
capito. Vale ciò che ho detto prima, o una poesia è
buona o è cattiva. L'unica verità è che la poesia è meno
diffusa e io, a differenza di chi se ne lamenta, credo
questa sia cosa buona. La poesia deve mantenere la sua
funzione di "inutilità"; se diventa di massa non serve a
niente, si semplificherebbe e banalizzerebbe. La poesia
è il bacino in cui il linguaggio subisce le più profonde
lacerazioni e sperimentazioni, è una ricerca disperata e
ossessionante, credo sia una sorta di vedetta dove i
poeti per primi annusano e concepiscono le innovazioni,
i poeti e quei romanzieri che usano la scrittura con la
stessa necessità di ricerca che esige il vero.
Hai nuove idee e progetti in
cantiere? C'è qualche tematica su cui vorresti scrivere?
Sto scrivendo un nuovo romanzo, mi
interessava il tema del tradimento, ma come sempre
accade inizi una cosa e vai a finire su un'altra,
vedremo che salta fuori.
Una domanda per tutti gli autori
intervistati è d'obbligo: se dovessi associare
l'erotismo a un colore, quale sceglieresti e perché?
Sceglierei il bianco per la sua
neutralità. Voglio tutte le possibilità aperte. |
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4 Commenti:
Ermione

07/01/2011
Bello... lo sto leggendo :-) (già quasi finito) io sono in
copertina di quest'opera... e vorrei assolutamente parlare con
l'autrice per scusarmi di alcuni disguidi avuti con il fotografo
e l'editore... |
Carla
08/10/2010
Soprattutto lei è una donna straordinaria. Capace di
pensare a un regalo e fartelo pervenire in una notte |
Severo

06/10/2010
Letto d'un fiato e riletto immediatamente dopo. Complimenti
all'autrice |
Drosan
06/10/2010
Un libro da leggere assolutamente. Un ritmo incalzante, una
scrittura coinvolgente. Raramente capita di trovare pagine così
originali |
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