
Rodesia
Vichi
a cura di Valeria
settembre 2009
Nasce a Fermo ma vive da parecchi anni in Emilia
Romagna. Ha fatto studi socio-pedagogici ma attualmente
si dedica a tempo pieno all'attività di scrittrice
iniziata otto anni fa. E' un'autodidatta e si ritiene
orgogliosa. Ha scritto quattro romanzi, due dei quali
sono ancora inediti, ed è in lavorazione il quinto. I
romanzi editi, invece, sono stati pubblicati da Robin
Edizioni e sono "Esibizionista a pagamento" e "Mio re
dagli occhi belli".
Rodesia Vichi non è un nome di
fantasia. Da dove arriva?
Me lo sto ancora chiedendo anch'io. Suppongo
arrivi dall'inventiva dei miei genitori. Nessuna origine
africana. Né passione per luoghi lontani. Solo la
bizzarra abitudine di appioppare ai figli nomi un po'
strani. Comunque sono italiana. Sono nata a Fermo, nelle
Marche. E italiani sono tutti i miei avi.
Quando hai iniziato a scrivere e con
quale genere ti sei cimentata agli inizi?
Otto anni fa. Quasi nove ormai. So che molti
iniziano da giovanissimi, ma non è il mio caso. Quando
intrapresi il primo romanzo, avevo già da tempo sciolto
le trecce e abbandonato le bambole. Fino ad allora la
scrittura non era stata che il sistema di comunicazione
più consono alla mia indole. La voglia di narrare,
d'inventare, mi è nata all'improvviso, dall'oggi al
domani. Ma non mi sono sorpresa: non ero nuova ai
ghiribizzi impetuosi! Partenze a manetta, fragorose
inchiodate, sterzate brusche e imprevedibili: la mia
guida, lungo la strada della vita, è sempre stata molto
sportiva. Inversioni a U però mai. Ho cominciato per
gioco quindi, per sfida, per provare qualcosa di diverso
e più grande. Poi me ne sono innamorata, al punto da
fare della scrittura il mio primo interesse e il maggior
impegno. Sono cose che capitano. Anche in altri ambiti.
Mi sono cimentata fin da subito con l'erotico, benché
fossi attratta - e tuttora lo sono - anche dall'horror.
Chissà, forse un giorno proverò a mescolare i due
generi. Una timida idea ce l'ho già.
Quando nasce l'idea di Mio re
dagli occhi belli e di Esibizionista a
pagamento?
I romanzi che ho scritto finora - quattro, due
dei quali inediti - sono assolutamente di fantasia. Lo
spunto però me lo ha sempre offerto la realtà. Per tutti
e quattro. Per realtà intendo ciò che mi circonda, i
luoghi che vedo, le persone che incontro, le vicende che
vivo o che altri mi raccontano, i fatti di cronaca.
Tutto, insomma. L'ambiente. L'idea di Mio re dagli
occhi belli è nata nel momento stesso in cui ho
constatato che chi trova l'amore con la A maiuscola
scatena odio e invidia nel prossimo. Esattamente come
chi è molto ricco o molto bello o molto famoso. Non
l'avrei mai detto. Non nel nostro tempo, con annessi e
connessi. La constatazione mi parve interessante.
Soprattutto sintomatica, e ne ho fatto il fulcro di una
fiaba. Una fiaba per adulti, naturalmente. Per l'altro
romanzo, invece, ho tratto ispirazione dalle confidenze
di un ragazzo straniero, per la precisione ucraino.
Sono entrambi dello stesso periodo.
Qual è nato prima nella tua testa? I due romanzi sono in
qualche modo collegati tra loro?
Prima è nato Esibizionista a pagamento,
poi Mio re dagli occhi belli, ma sono stati
pubblicati nell'ordine inverso. Non c'è alcun
collegamento tra loro, solo alcuni punti in comune, ad
esempio il tema del "diverso", ossia colui che, per un
motivo o per l'altro, si differenzia dalla moltitudine,
da questa non viene accettato e finisce quasi sempre per
scontare colpe che non ha. I miei romanzi, oltre a
divertire e solleticare i sensi, mirano anche a far
riflettere. Credo che in un certo senso si completino a
vicenda, e non lo affermo solo io. L'estrema carnalità
dell'uno e la passione trascendente dell'altro, se
congiunte, possono benissimo simboleggiare l'essenza
stessa della natura umana.
Quali sono i tuoi autori preferiti?
Io amo principalmente i classici, i miti, i
poemi epici... quindi tutti i personaggi illustri a essi
collegati. Tra gli autori viventi, non mi dispiacciono
Paulo Coelho e Isabel Allende. Tra quelli scomparsi da
poco, Hermann Hesse e Oriana Fallaci. Henry Miller tra
gli autori dell'eros.
Cosa ne pensi dell'editoria italiana
di oggi?
E' imprenditoria. Con tutti i meccanismi, le
leggi e astuzie varie delle imprese. Che piaccia o no,
un libro è un prodotto da vendere. Come un dentifricio
super sbiancante o un nuovo reggiseno miracoloso.
L'importante è comprenderlo. Se lo sai, poi sai anche
come comportarti e interpretare tutto ciò che accade, a
te e agli altri. E' un'azienda. Non la corte di un
munifico principe, protettore di artisti talentuosi,
come credono in tanti, me compresa inizialmente.
Un'azienda. Col suo bello e il suo brutto. Con il suo
pulito e i suoi mezzucci. E con straordinari strateghi
del marketing.
Qual è stata la tua esperienza in fase
di pubblicazione?
Considerate le ingenue convinzioni che
popolavano la mia testa, ho faticato parecchio a
raggiungerla. Come ti ho già detto, scrivo da nove anni,
ma il mio primo libro è uscito solo pochi mesi fa. Ho
perso tantissimo tempo, bussando a porte sbagliate e
ingoiando rospi amari e spigolosi. Uno per ogni "no"
ricevuto. Un numero impressionante di rospi. Per
fortuna, non mi sono mai demoralizzata. Anzi, mi
accanivo sempre di più. Dovevo farcela, era una
questione di principio. Dato che pecco d'immodestia -
difetto controbilanciato da una massiccia dose di
sincerità - non mi sono mai messa in dubbio. Intanto
continuavo a scrivere, per migliorare. Dai e dai, ho
scoperto il funzionamento del giochetto e quale strada
occorreva imboccare. Ora sto cercando di riguadagnare il
tempo perduto.
Credi che i romanzi erotici siano
sottovalutati o sopravvalutati tra i "grandi" e negli
scaffali delle librerie?
I romanzi erotici sono sottovalutati da tutti.
E questo perché non si ha alcuna considerazione per la
sessualità. Né rispetto. Ieri come oggi. Se una
qualunque cosa porta il timbro della futilità, del
trastullo o, peggio ancora, del peccato, della
"porcheria", è ovvio che tutto ciò che a essa si rifà si
ritrova addosso lo stesso marchio. Gli erotici sono
considerati "robetta" o "robaccia" secondo se, chi li
giudica, è un figlio dei tempi o un conservatore
perbenista. Sorridono con sarcasmo, piegano le labbra in
giù in segno di svilimento, oppure sgranano gli occhi
scandalizzati, si fanno il segno della croce. Poi
corrono tutti a leggerli. Di nascosto. Magari ben chiusi
in bagno. Il sesso è ben altro ma, per capire cosa
realmente sia, dovremmo prima resettarci il cervello.
Discorso diverso per quanto riguarda le librerie. Queste
sottovalutano solo gli erotici prodotti dalle case
editrici minori, perché quelli strapubblicizzati editi
dalle "grandi", eccome se trovano spazio sugli scaffali!
E anche nelle vetrine!
I tuoi romanzi vengono classificati
come erotici? E che effetto ti fa questa definizione?
Vengono classificati in vari modi: erotici,
sentimentali, di formazione, rosa, hard. Uno peggio
dell'altro. Uno più riduttivo dell'altro. Quel "rosa"
poi è agghiacciante! Una volta ho pure protestato con le
varie librerie online, alcune delle quali l'hanno
gentilmente tolto come avevo richiesto, mentre altre si
sono limitate a metterci accanto un "narrativa erotica".
Io li definisco romanzi "contro", soprattutto Mio re
dagli occhi belli, perché si dimostrano fortemente
contrari a tante regole della nostra società. Li
definisco anche romanzi filosofici, perché cercano
sempre di andare a monte di ciò che contestano, e
propongono nuove visioni. Il tutto ammorbidito da
tonnellate di eros. Spesso li ho presentati alle case
editrici proprio come romanzi filosofici. GENERE:
ROMANZO FILOSOFICO. Punto. T'immagini le risate che si
sono fatti quelli del comitato di lettura?
Quanto c'è di Rodesia Vichi in ciò che
scrivi?
Nelle vicende narrate nulla. O forse
qualcosina. Comunque molto poco. Frammenti del tuo
vissuto finiscono sempre in ciò che scrivi, anche senza
che tu ne sia consapevole o lo voglia. E' inevitabile.
Di Rodesia Vichi c'è moltissimo negli spazi vuoti tra
una riga e l'altra. O anche sulle righe stesse, laddove
la narrazione s'interrompe per dare spazio alla
riflessione. Ci sono i miei pensieri. Le mie teorie su
determinati aspetti della vita, teorie che logicamente
mutano nel corso degli anni. La mia rabbia. Il mio
dolore. Il mio senso d'impotenza di fronte alla valanga
che vedo scendere e che vorrei poter fermare con le
mani. Di Rodesia Vichi c'è molto nel microclima del
romanzo o delle sue varie parti: passionale, sognante,
oppure cinico, disilluso, aggressivo. Non ci si può far
niente: la scrittura viene da dentro e, tutto ciò che
incontra lungo il suo percorso lo trascina con sé, per
poi depositarlo sui fogli. Di Rodesia Vichi c'è molto
nei personaggi che creo e dei quali regolarmente
m'innamoro. In tutti, a prescindere dal fatto che siano
maschi o femmine. Ognuno di loro mostra una
sfaccettatura della mia personalità. Oleksandr c'est moi.
Ma sono io anche Aurora. Così come Valerio e Mavi.
Eppure sono diversissimi tra loro. Mavi e Aurora sono
addirittura ai poli opposti.
Perché hai scelto proprio un genere
letterario così poco definito ultimamente come quello
erotico?
Perché sono una provocatrice. Perché sono
temeraria. Perché sono nata ribelle e morirò nel
tentativo di ribellarmi pure alla morte (e qui tutti gli
uomini si "toccheranno". Basta pronunciare piano la
parola "morte" che subito le mani maschili corrono a
stringere qualcosa di prezioso. Ma sempre lì ve le
mettete 'ste mani? Ogni pretesto è buono). Ho scelto
questo genere perché mi piace enormemente complicarmi la
vita da sola e andare sparata contromano. Perché per me
l'erotismo non è né "robetta" né "robaccia", ma
un'immensità che si accompagna benissimo ad argomenti
profondi. Perché credo che il sesso sia la tinta che più
si addice al ritratto del nostro tempo. Per mille altri
motivi. Però adesso passo all'horror. O al fantasy.
Che consigli daresti a chi ha
intenzione di pubblicare il proprio romanzo?
Fallo per passione. Fallo per amore della
scrittura. Oppure per ambizione. Per vedere come sta il
tuo nome su una copertina. Per far crepare d'invidia
quel tuo ex compagno di classe che non hai mai potuto
soffrire. Fallo per quello che ti pare. Anche la più
frivola delle motivazioni va bene: non si vive mica solo
d'intenti nobili! Ma non farlo mai per scoprire se gli
editori siano o no dei veri talent scout. Men che meno
per vedere la ricchezza della loro reggia.
C'è una domanda che non ti hanno mai
fatto ma alla quale avresti risposto volentieri?
No. Però c'è una domanda che vorrei che
qualcuno mi rifacesse. Questa: "Un romanzo erotico può
avere come protagonista un uomo?". Quando me l'hanno
posta la prima volta, non tanti mesi fa, ho risposto sì.
Ora ho cambiato idea e risponderei no. Una donna
libertina che ne combina di tutti i colori (questo è il
tema conduttore della maggior parte degli erotici
moderni) ai lettori maschi piace moltissimo. Ma non
dispiace neanche alle lettrici (sempre che non siano
bigotte) che s'immedesimano in lei e "peccano"
allegramente senza che nessuno s'accorga di nulla.
Viceversa, un playboy che confessa le sue prodezze temo
risulterebbe sgradito a tutti. Nei lettori forse
accenderebbe invidia e rivalità primordiale. E nelle
lettrici... be', credo non esista una donna che apprezzi
un pavone che fa la ruota.
E una domanda invece che ti hanno
posto e alla quale hai fatto fatica a rispondere?
La più classica. La più scontata. Quella che
tutti coloro che scrivono di eros, almeno una volta si
sono sentiti porre: "Che differenza c'è tra erotismo e
pornografia? I tuoi romanzi sono erotici o
pornografici?". Ricordo di aver farfugliato qualcosa di
confuso per nulla probante. E in seguito ho ripensato
spesso alla faccenda, ma senza trovare una risposta
soddisfacente. Se stiamo a quanto afferma il dizionario,
ossia che la descrizione d'immagini oscene in opere
letterarie, artistiche e simili è pornografia, i miei
libri sono pornografici, e io sono una pornografa. Ma in
un'era in cui il sesso è onnipresente e la gente
assuefatta e quindi poco ricettiva, è possibile, senza
una mano un po' pesante e una certa insistenza di
dettagli, parlare di un romanzo erotico? Dubito
fortemente. Potremmo provare a buttarla sui sentimenti.
O sui contenuti: romanzo con contenuto serio è erotico,
romanzo con contenuto leggero è pornografico. Ma non mi
convince per niente. Allora sull'anima: sessualità con
anima è erotismo, sessualità senz'anima è pornografia.
Mi pare una boiata pazzesca. Niente da fare. Non ci
saltiamo fuori. Forse la risposta giusta l'ha trovata
solo Tinto Brass. Proprio lui, il mitico, il maestro:
"L'erotismo sta alla pornografia come la fellatio sta al
pompino. E' una questione semantica".
La domanda di rito a ogni
intervistato: se dovessi dipingere l'erotismo, quali e
quanti colori useresti?
Il bianco e il nero. I due opposti che si
completano e, unendosi, danno origine a un tutto
rappresentato dal grigio. Tre soli colori. Tre. |
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1 Commento:
Hardim
19/07/2011
Sensuale... vorrei comprare un libro |
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