Sanremo quest'estate scommette su 120-60-90

a cura di Marta Abbà



     Notate qualcosa di strano in questa immagine? E’ una vera sfida alla legge di gravità, e non sto parlando dell’esorbitante decolté delle signore, bensì dell’acqua che fuoriesce dai secchielli. Abbagliata dallo squallore, mi ci è voluto qualche minuto per accorgermene: pare, in un primo momento, un effetto del medesimo push-up che sostiene il seno delle fotomodelle immortalate. E’ senza dubbio marcatamente sessista l’impronta lasciata dalla campagna pubblicitaria che il Comune di Sanremo ha scelto per attirare turisti sulle proprie curve di spiaggia.
     Reazione immediata è stata quella del Coordinamento Femminile della Provincia di Imperia che ha definito l’iniziativa "di cattivo gusto per un turismo di bassa qualità".
     "E’ stato scelto un messaggio semplicistico", ha spiegato il coordinamento in una lettera aperta, "per nulla innovativo e moderno anche dal punto di vista commerciale e comunicativo e, per di più, attraverso un chiaro e inequivocabile grossolano messaggio sessuale che ancora una volta fa mercimonio del corpo femminile spingendosi perfino a evocare quello infantile".
     Pare che questa campagna pubblicitaria sia costata 80.000 euro all’amministrazione: l’abbondanza regna non solo nei bikini delle tre protagoniste, a quanto pare... Oltre a trovare squallidi sia l’immagine sia l'headline della campagna, scelgo di unirmi senza esitazioni al coro di voci provenienti da Imperia che affermano a chiare lettere che questo mettere in vetrina una quarta con codini biondi da "pin-up birichina" è un’offesa "alle ricchezze del patrimonio naturale, artistico e culturale che Sanremo può invece offrire ai suoi visitatori, ed è un’offesa a tutti quei cittadini che lavorano per mantenere alta la qualità della città e del suo turismo".
     Astraendomi dal contesto ligure mi trovo a riflettere su ciò che porta un cliente di un'agenzia pubblicitaria che vuole promuovere un certo prodotto a scegliere di far leva su uno strabordante seno e tre visi da popstar per attirare turisti nelle proprie bionde lande spiaggiose. Perché qualcuno avrà pur pensato: "Vai, così facciamo colpo!", altrimenti non ci avrebbe investito. E’ qui che mi chiedo: perché viene da pensare così? Mi piacerebbe entrare nella testa di chi ha alzato la mano ad approvare questa strada per promuovere il proprio territorio, nella testa di chi ha pensato che tutto ciò avrebbe dovuto piacerci e attirarci?
     Vedo sorgere seni ovunque, a contorno di qualsiasi prodotto venga pubblicizzata: terze e quarte ospitano nella loro morbidezza, nell’incavo tra i due seni, ogni tipo di messaggio. A partire da nuovi telefonini con convenienti tariffe e villaggi turistici fino a oggetti come occhiali da sole, surgelati e detersivi smacchianti. Seni come prezzemolo, sempre più esageratamente fuori luogo e ritoccati con Photoshop: immagino art director che ne archiviano di ogni tipo per poi, a ogni campagna, sceglierne il più adatto pescando di volta in volta a seconda della curvatura e della luce che li accarezza.
     Sfondo, seno, logo, una frasetta che ammicca e via: il pubblico è conquistato!
     Questa storia mi ricorda mia nonna: convinta che mi piacesse il purè me l’ha cucinato per anni, solo con la maggiore età sono stata in grado di chiarire la mia reale preferenza per le patate al forno, con rosmarino, per l’esattezza. Per almeno diciotto anni, però, ho deglutito a forza ciò che lei era convinta che io adorassi (chissà poi come mai).
     Cosa c’entra?
     Forse tocca a noi utenti ribellarci allo squallore, dire: "Ehi, ma guarda che a noi così non piace!", perché restando indifferenti si rischia di continuare a far pensare loro che c’hanno azzeccato, che ci piace così, una donna di plastica ritagliata da tocchi di mouse, un sorriso finto, un ammiccare scontato.
     Eros? Porno? No, solo squallore, a pubblicizzare luoghi comuni che è venuto il momento di scrollarsi di dosso. Magari seguendo l’esempio del Coordinamento Femminile.






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