Sofia Natella

a cura di Valeria
gennaio 2012




     Sofia Natella ha iniziato il suo percorso in rete con il blog "Sophieboop, pensieri senza mutandine", inaugurato nel 2007 e recensito qui da Luca M. per la sezione Blogger in Rosso. E' una ventisettenne milanese che adora i lamponi, le spezie e saltare sui letti. Ha la frangetta ma, dice lei, non è fashion. E' autrice del romanzo "La disposizione degli organi interni" e si racconta per noi in questa intervista.


     Chi è Sofia e chi è invece Sophieboop? Si compensano, litigano o vanno d’accordo? Dove finisce una e inizia l’altra?
     Sono esattamente la stessa persona, cioè io. Non c’è nessuna differenza, nessuno stacco e nessuno scarto :)

     Come sei passata dal blog al libro?
     Non c’è mai stato un passaggio, perché sono due cose indipendenti tra loro. Anzi, l’idea del romanzo è arrivata molto prima che iniziassi a scrivere il blog.

     Com’è nata l’idea di scrivere La disposizione degli organi interni?
     E' nata dalla mia vita. Una sera di gennaio del 2006 - era il 6, giorno dell’epifania, in cui anche io ho ricevuto la mia rivelazione in scala minore - dopo un’esperienza sessual/sentimentale piuttosto intensa, mi sono ritrovata a riflettere sull’impatto devastante che il sesso ha nella nostra vita, sul potere che ha di cambiarci, di attuare una trasformazione che va oltre e contamina, plasma, anche il nostro modo di pensare e di sentire il nostro essere. E viceversa: pensieri e i nostri sentimenti - per noi stessi, un'altra persona, il mondo, la vita - si riflettono nel sesso. Anche in questo caso non c’è un passaggio, ma un’osmosi simultanea. Quella stessa sera mi è venuto in mente il titolo, ma la storia non ce l’avevo. E' arrivata dopo. La questione dell’orgasmo su cui si basa la trama è stato il giusto espediente per raccontare quello che avevo in mente, il simbolo giusto per rappresentare la ricerca del piacere e della felicità.

     Quanto c’è di te nel romanzo?
     Parecchio, anche se i fatti e i personaggi sono inventati, indefiniti per scelta (volevo che ognuno potesse completare i loro ritratti come credeva, potendo vedere nello specchio la propria immagine), ispirati a qualcosa che conosco o che ho immaginato, certo, ma non autobiografici in senso stretto. Ho attinto al mio bagaglio emozionale e alle mie esperienze per quanto riguarda i contenuti emotivi e le sensazioni, ho cercato di riversare nel romanzo le mie viscere, tutto quello che sentivo e che dovevo liberare. La scrittura per me è stata catartica. E' sempre un atto di panico, un istinto di sopravvivenza. Di me ci sono soprattutto la voglia di giocare con l’immaginazione, le visioni e le parole. E poi ci sono dei particolari che chi mi conosce bene riesce a cogliere. Molliche di pane sotto forma di lettere, una sorta di crittografia amorosa.

     So che scrivendo a volte il prodotto si trasforma e alla fine ciò che hai scritto non è esattamente ciò che volevi scrivere. La disposizione degli organi interni è proprio ciò che avevi in mente quando hai affrontato la prima pagina bianca?
     Direi che sì, è quello che volevo scrivere, o almeno è molto simile. Non c’è stato il momento in cui mi sono trovata davanti alla prima pagina bianca, però. All’inizio avevo in mente l’atmosfera che volevo dare al romanzo, il suo ritmo, e ho pensato soprattutto alla struttura, e ho iniziato a riempirla qua e là. Poi ho iniziato a riempire i buchi. Dopo l’ho rimasticato, impastato. Arricchito, tagliato. Ora di certo non lo scriverei esattamente nello stesso modo. Ma credo che questo capiti sempre. La scrittura cambia insieme a noi. Ci scrive mentre scriviamo.

     Perché dovremmo acquistare il tuo romanzo? Cosa troveremmo in quelle 230 pagine? Chi pensi che dovrebbe leggerlo?
     Dovreste acquistarlo perché rubare un libro è un delitto gravissimo! Cosa ci si trova dipende anche da chi lo legge: a volte i libri capitano nel momento giusto, sembrano dirci esattamente quello che in quel momento avremmo bisogno di sentire. Ci toccano. A volte meno. Da parte mia ci ho messo il cuore, il cervello e il sesso (gli organi del titolo). Soprattutto tanto, tanto sesso. Scritto nei modi più diversi, perché come il sesso non è sempre piacevole, anche scrivere di sesso non è sempre erotico: ci si trovano informazioni scientifiche, dolore, risate, gemiti, visioni, realtà, fantasie. Ma tutto il sesso che c’è nel romanzo non resta confinato nel letto, scivola, scorre, porta a qualcosa d’altro, a un punto profondo dentro di noi e contemporaneamente al nostro esterno. E’ un romanzo che parla della vita, perché il sesso parla della vita, denuda il nostro essere, ci scopre i nervi, libera chi siamo e quello che sentiamo dal mondo, proprio standoci in mezzo. Per questo non lo definisco un romanzo erotico, ma intimo o esplicito, perché è sfacciatamente sincero, e non c’è nulla di oculato o mascherato, né il dolore né il piacere. Quindi: dovrebbe leggerlo chi pensa che fare sesso sia solo fare sesso, chi si chiede cosa significhi avere un orgasmo, chi vorrebbe saperne di più e imparare qualche strategia utile ad amplificare il piacere, chi vorrebbe prendere a picconate i falsi miti, chi vorrebbe spiare dal buco della serratura cosa succede nel cervello di una donna, chi vuole mandare a quel paese una sessualità stereotipata e reclamare la propria libertà e unicità sessuale, chi vuole reclamare il proprio diritto al piacere e alla felicità. Chi vuole godere.

     Nel libro spesso cataloghi le parole in base alla loro lettera iniziale. Perché? Senti il bisogno di classificare e ordinare tutto per fare ordine nei pensieri e nei sentimenti?
     Boh. Forse sì. Non mi sono mai chiesta che significato avesse per me. L’idea delle lettere mi è venuta perché mi piacciono molto le parole e adoro associarle tra loro per assonanza, più che per senso. Alla fine si è rivelato utile per esprimere la mania di controllo della protagonista.

     Quanto conta l’orgasmo? E' più facile avere un orgasmo o innamorarsi?
     L’orgasmo conta, almeno per me. Conta perché è uno dei pochi momenti in cui ci lasciamo andare, in cui siamo davvero dentro il nostro corpo. Conta perché ci permette di liberare un’energia, di eiacularla nel mondo, rendendolo fertile, perché è la manifestazione violenta di ciò che di violento sentiamo. A livello scientifico è una reazione cerebrale che innesca una risposta fisica, ma in realtà penso che sia una reazione alla vita che innesca una risposta alla morte. Sulla facilità... sia avere un orgasmo che innamorarsi sarebbero cose facilissime, se non le complicassimo.

     Hai in mente di scrivere qualcos’altro? Hai qualcosa nel cassetto?
     Ho iniziato il nuovo romanzo e ho scritto alcuni racconti, altri sono ancora in divenire. Quest’anno vorrei riuscire a scrivere due nuovi romanzi e una certa quantità di racconti. E dormire, se capita.

     Qual è stato l’ultimo libro che hai letto? Quale libro o autore consiglieresti e perché?
     L’ultimo - a oggi - è stato La campana di vetro di Sylvia Plath. Ultimamente ho letto Eugenides, La trama del matrimonio. E anche Henry Miller, Opus Pistorum, Uccellini della Nin e altra roba buona. I libri sono uno dei miei pochi vizi, quest’anno credo di averne comprati quasi cinquanta. A chiunque consiglio di leggere La strada di MacCarthy, Invisible Monsters di Palahniuk, Il delta di venere della Nin e... basta. Potrei continuare per ore.

     Quanti e quali colori useresti per dipingere l’erotismo?
     Viola. Rosso. Bianco. Nero. Non necessariamente insieme e non necessariamente separati.






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